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Oltre 100 sblocchi all’anno: la Svizzera ricorre sempre più alle scorte di medicamenti

Le scorte obbligatorie hanno finora colmato tutte le carenze per cui sono state utilizzate. Ma il finanziamento resta controverso e la dipendenza dai principi attivi asiatici non diminuisce.

Redazione 26news4 min di lettura
Contenitori di plastica per la conservazione di medicamenti in una clinica.
Contenitori di plastica per la conservazione di medicamenti in una clinica.

La Svizzera deve attingere sempre più spesso alle scorte obbligatorie di medicamenti. Dal 2022 le riserve vengono sbloccate oltre cento volte all’anno, contro le 17 del 2018. Mercoledì a Burgdorf, rappresentanti del settore e dell’approvvigionamento economico del Paese hanno illustrato il funzionamento di questa rete di sicurezza e le pressioni cui è sottoposta. Il bilancio è rassicurante: le scorte sono sempre bastate. Resta però irrisolta la questione del loro finanziamento.

È un tema che riguarda l’intero Paese, quindi anche il Ticino e il Grigioni italiano. La mancanza di antibiotici o antidolorifici preoccupa la Svizzera da anni. Intanto, il Parlamento discute l’iniziativa popolare «Sì alla sicurezza dell’approvvigionamento medico» e il controprogetto del Consiglio federale. Non si tratta soltanto di superare una penuria acuta, ma anche di rendere l’approvvigionamento più resistente alle crisi nel lungo periodo.

Una rete di sicurezza dentro il magazzino

Il deposito di Burgdorf mostra quanto siano vicine l’attività quotidiana e la preparazione alle emergenze. Milioni di confezioni di medicamenti si trovano in un edificio grande quanto cinque campi da calcio e alto 15 metri. Solo una piccola parte appartiene alle scorte obbligatorie: riserve destinate alle situazioni di grave penuria, che non possono essere liberamente messe in vendita.

Il direttore di Alloga, Bernhard Megert, ha spiegato il principio con un esempio. Se in magazzino ci sono 10’000 confezioni di un medicamento e 3000 fanno parte della scorta obbligatoria, 7000 possono essere immesse liberamente sul mercato. Per le altre 3000 serve un’autorizzazione della Confederazione. Non conta dunque soltanto quante confezioni siano disponibili, ma anche quale quota debba essere trattenuta come riserva.

Questa separazione permette di conservare una scorta per le emergenze. Lo sblocco dà accesso a quantitativi altrimenti protetti, ma non sostituisce la produzione. Una volta impiegate le riserve, il rifornimento continua a dipendere dalla possibilità di fabbricare e consegnare nuovi medicamenti. Il deposito offre quindi un margine di sicurezza, senza eliminare la necessità di una catena di approvvigionamento funzionante.

Un’eccezione sempre più frequente

Il confronto con il 2018 misura l’aumento della pressione sulle scorte. Allora erano state sbloccate 17 volte; dal 2022 il numero supera ogni anno quota cento. Ricorrere alle riserve è diventato molto più frequente rispetto a pochi anni fa.

Peter Huber, presidente di Helvecura, riconduce questa evoluzione alla pandemia e ai conflitti armati. La cooperativa coordina la costituzione delle scorte obbligatorie di medicamenti. Nonostante le maggiori sollecitazioni, ha sottolineato Huber, le riserve sono sempre state sufficienti. È l’aspetto rassicurante del bilancio: finora questo strumento ha assolto il proprio compito.

Il numero degli sblocchi, preso da solo, non indica però quante confezioni siano state necessarie ogni volta né quanto sia durata una carenza. Non è quindi una misura diretta della portata complessiva della penuria di medicamenti. Mostra tuttavia che l’approvvigionamento dipende molto più spesso dal cuscinetto previsto per le crisi.

Per i pazienti la distinzione è importante. Scorte obbligatorie sufficienti non significano che ogni medicamento sia disponibile in qualsiasi momento. Queste riserve servono a superare gravi penurie e non corrispondono all’intero assortimento di farmaci. Il fatto che abbiano retto è una buona notizia, ma non consente di considerare risolti tutti i problemi di consegna.

Chi paga la sicurezza dell’approvvigionamento?

Per Huber, il principale punto controverso è il finanziamento. Nel caso di benzina, alimenti per animali o derrate alimentari, i costi delle scorte obbligatorie vengono trasferiti ai consumatori. Per i medicamenti, ha spiegato, i prezzi regolamentati non lo permettono. Il settore non accetta questa disparità di trattamento.

In discussione ci sono alcuni milioni di franchi. Sono i costi di una precauzione poco visibile nella vita quotidiana, ma che può diventare decisiva quando una consegna viene a mancare. La questione finanziaria è perciò strettamente legata a quella di come sostenere stabilmente questa rete di sicurezza.

Roland Pfister, delegato all’approvvigionamento economico del Paese, ha mostrato comprensione per la richiesta. Trovare una soluzione per finanziare le scorte obbligatorie è nell’interesse di tutti e la Confederazione ci sta lavorando. Non è stata però indicata un’intesa concreta. Resta aperto, in particolare, il modo in cui i costi saranno ripartiti in futuro.

La dipendenza comincia dal principio attivo

Accanto alla gestione delle scorte, resta una sfida di fondo: la provenienza dei medicamenti. Urs B. Kientsch, quadro di milizia dell’approvvigionamento economico del Paese, ha richiamato la dipendenza dall’Asia per i farmaci più vecchi, i cui brevetti sono scaduti. È lì che si concentrano i produttori dei principi attivi. Un deposito in Svizzera può attenuare temporaneamente questa dipendenza, non cancellarla.

Kientsch vede una possibile via d’uscita nel favorire il ritorno in Europa delle relative capacità produttive, che potrebbero rifornire il mercato europeo. Perché ciò avvenga, la politica deve però creare condizioni quadro adeguate. Sarebbe un complemento alle scorte, non un’alternativa: produzione e riserve intervengono in punti diversi dell’approvvigionamento.

La Svizzera si trova dunque davanti a due compiti paralleli. A breve termine servono scorte con un finanziamento affidabile, disponibili nelle situazioni di grave penuria. A più lungo termine occorre affrontare la dipendenza da una produzione concentrata in determinate aree. Il dibattito parlamentare sull’iniziativa e sul controprogetto costituisce il quadro politico di queste questioni. Nel frattempo, Confederazione e settore devono chiarire il finanziamento, mentre le riserve sono già oggi utilizzate molto più spesso che in passato.

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