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Oltre 250 atti parlamentari: il Gran Consiglio argoviese alle prese con troppe domande

In Argovia si profila un anno record per gli atti parlamentari, mentre crescono le critiche alla loro qualità. Rispondere costa molto più di un tempo, ma non è ancora stata decisa alcuna misura.

Redazione 26news4 min di lettura
Veduta del centro di Aarau.
Veduta del centro di Aarau.

Il Gran Consiglio argoviese ha già ricevuto quest’anno oltre 250 atti parlamentari. Il 2026 si avvia così a diventare un anno record, con un carico che mette sotto pressione i lavori del legislativo. A fine ottobre, le critiche non riguardano soltanto il numero degli interventi: alcuni deputati segnalano anche testi più lunghi, più domande e una qualità in calo. A risentirne sono il Parlamento e l’amministrazione, chiamati a leggere, esaminare e trattare ogni atto. La questione è come contenere l’impegno richiesto senza indebolire il lavoro parlamentare.

Gli atti parlamentari sono uno strumento essenziale di questo lavoro. Permettono alle elette e agli eletti di interrogare il Governo, chiedere informazioni o promuovere cambiamenti politici. Un numero elevato non rappresenta quindi, di per sé, un problema. In Argovia, il dibattito riguarda piuttosto il rapporto tra il lavoro supplementare e la sua effettiva utilità politica.

Più domande e testi più lunghi

La granconsigliera socialista Colette Basler osserva che, su uno stesso tema, vengono formulate molte più domande. Nota inoltre una crescente lunghezza dei testi. Il suo giudizio è netto: «Si constata semplicemente che la qualità diminuisce». La critica non prende dunque di mira una particolare rivendicazione politica, ma il modo in cui gli atti vengono preparati e formulati prima di essere presentati.

Anche il capogruppo del PLR Silvan Hilfiker ritiene necessario intervenire e ha già sollevato il problema con i membri del suo gruppo. A suo avviso, la responsabilità di chi presenta un atto non termina con il deposito del testo. Ogni intervento supplementare richiede poi il tempo di numerose altre persone, indipendentemente dalla precisione delle domande che contiene.

«L’amministrazione deve leggerlo, noi in Parlamento dobbiamo leggerlo. È legittimo chiedersi se abbia senso», afferma Hilfiker. Le critiche provenienti da PS e PLR mostrano che la preoccupazione per il carico di lavoro non è circoscritta a un solo schieramento. Questa convergenza, tuttavia, non si è ancora tradotta in una soluzione condivisa.

Il costo non si ferma alla scrittura

Le conseguenze finanziarie sono già visibili. Fino ad alcuni anni fa, rispondere agli atti parlamentari in Argovia costava circa 200’000 franchi all’anno. Negli ultimi anni, la spesa ha sempre superato nettamente i 300’000 franchi. A questi importi si aggiungono i costi delle sedute parlamentari supplementari. La gestione degli interventi non riguarda quindi soltanto l’organizzazione interna del lavoro, ma anche le finanze cantonali.

Queste cifre documentano un maggiore onere, senza però chiarirne da sole le cause precise. Non consentono né di calcolare un costo attendibile per ogni atto né di stabilire quale parte dell’aumento sia riconducibile a testi più lunghi o a un maggior numero di domande. Per farlo servirebbero dati più dettagliati e suddivisi per le diverse componenti della spesa.

Per la popolazione argoviese, dietro il dibattito sui costi si pone una questione di fondo: il controllo parlamentare richiede risorse. Il Governo deve essere chiamato a fornire spiegazioni e le istanze del Cantone devono trovare spazio nel legislativo. Al tempo stesso, non ogni domanda aggiuntiva produce automaticamente più trasparenza. Conta soprattutto che la risposta permetta di acquisire nuove conoscenze e contribuisca a chiarire una questione politica.

In un parlamento di milizia svizzero, inoltre, non scarseggia soltanto il denaro, ma anche il tempo. Molti deputati svolgono il mandato accanto a un’attività professionale. Anche i dossier voluminosi devono però essere letti e valutati. Quanto più cresce la documentazione, tanto più diventa importante distinguere tra una richiesta motivata in modo approfondito e un testo la cui lunghezza non aggiunge elementi utili.

Meno trattazioni pubbliche tra le ipotesi

Finora il Gran Consiglio argoviese non ha deciso misure per contenere questa massa di atti. Il presidente del legislativo Urs Plüss, del Partito evangelico, indica però una possibilità: in futuro determinati interventi potrebbero non essere più iscritti all’ordine del giorno per una trattazione pubblica in Parlamento. Si discute quindi di modificare la procedura per alcuni atti, non di una limitazione già approvata.

Plüss presenta l’ipotesi con cautela: «Vorremmo farne a meno, ma sarebbe uno strumento possibile». Rimangono aperte sia la questione degli interventi interessati sia quella delle modalità concrete di una simile disposizione. Proprio questi confini sarebbero politicamente decisivi: il beneficio di alleggerire i lavori del legislativo andrebbe soppesato rispetto all’importanza della trattazione pubblica.

Fabrizio Gilardi, professore di analisi delle politiche pubbliche all’Università di Zurigo, comprende la ricerca di una soluzione. Un numero elevato di atti può diventare una sfida per un parlamento. «Occorre certamente riflettere su quali misure sarebbero sensate». Questa valutazione non si accompagna però a una raccomandazione concreta sulla procedura da adottare in Argovia.

La responsabilità comincia prima del deposito

Per il momento, una parte importante della responsabilità rimane nelle mani dei deputati e dei gruppi parlamentari. L’intervento di Hilfiker all’interno del PLR indica una strada che non richiede nuove regole: sottoporre a un esame critico la qualità dei propri testi. Domande precise, un obiettivo riconoscibile e una motivazione comprensibile possono facilitarne la gestione, senza escludere dal Parlamento le richieste politiche.

Per l’Argovia resta dunque un compito aperto: il Gran Consiglio deve esercitare la propria funzione di controllo e, nello stesso tempo, mantenere la capacità di lavorare. La soglia degli oltre 250 atti rende evidente la pressione ad agire. Non è ancora deciso se ne deriveranno nuove procedure o se, per ora, basteranno i richiami alla responsabilità individuale.

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