F-35, il Consiglio federale promette più controlli e difende l’esame dei contratti
Dopo le critiche sul prezzo fisso promesso, il Governo accoglie integralmente sei raccomandazioni su sette della vigilanza parlamentare. I fondi potrebbero però non bastare per i 36 caccia previsti.

Il Consiglio federale vuole trarre le conseguenze dalla controversia sul prezzo fisso promesso per i caccia F-35. Nel parere pubblicato venerdì 23 ottobre annuncia maggiore trasparenza negli acquisti di armamenti, una migliore gestione dei rischi e il rafforzamento del servizio giuridico di Armasuisse. Respinge però l’accusa di un esame insufficiente dei contratti americani. Per la Svizzera resta dunque aperta la domanda centrale: quanti aerei potrà acquistare con i fondi autorizzati?
In settembre, la Commissione della gestione del Consiglio nazionale aveva criticato duramente l’acquisto. La sua conclusione: il prezzo fisso garantito non è mai esistito. L’allora ministra della difesa Viola Amherd aveva invece sostenuto che fosse previsto. Ora il Consiglio federale accoglie integralmente sei delle sette raccomandazioni formulate dalla commissione e accetta in parte la settima.
Il Governo riconosce così la necessità di intervenire nella gestione dei grandi acquisti di armamenti. Il suo parere non equivale tuttavia a un’adesione senza riserve alla ricostruzione della vigilanza parlamentare. A contestarla è soprattutto sul punto di chi abbia letto ed esaminato l’insieme dei contratti.
Chi ha davvero letto i contratti
Il Consiglio federale deplora l’impressione venutasi a creare, secondo cui soltanto l’allora responsabile del progetto avrebbe letto integralmente i contratti. Oltre all’ex capo dell’armamento, anche altri specialisti dell’Ufficio federale dell’armamento Armasuisse avrebbero studiato i testi nella loro interezza. Questi collaboratori, precisa il Governo, non sono stati sentiti dalla Commissione della gestione.
Anche il Dipartimento della difesa e Amherd avrebbero esaminato approfonditamente le clausole sui prezzi e i passaggi centrali dei contratti. Il Consiglio federale distingue quindi tra la lettura completa effettuata dagli specialisti competenti e l’analisi delle disposizioni decisive condotta a livello dipartimentale.
Questa contestazione riguarda una parte importante delle critiche, ma da sola non risolve la questione del prezzo. Stabilire se più persone abbiano letto integralmente un contratto è diverso dal determinare quale garanzia sul prezzo sia stata pattuita sul piano giuridico. Al centro delle contestazioni parlamentari vi è proprio lo scarto tra il prezzo fisso comunicato e la sua effettiva copertura contrattuale.
Per chiarire le responsabilità politiche contano dunque entrambi gli aspetti: l’accuratezza dell’esame interno e le conclusioni che ne sono state tratte davanti al Parlamento e alla popolazione. Il Governo difende il lavoro svolto, ma intende comunque migliorare le procedure per gli acquisti futuri.
Più trasparenza e un servizio giuridico rafforzato
Le misure annunciate intervengono su più fronti. Gli acquisti di armamenti dovranno diventare più trasparenti, la gestione dei rischi essere migliorata e il servizio giuridico di Armasuisse rafforzato. Accanto alla valutazione tecnica e finanziaria, assumono così maggiore rilievo anche l’esame legale e la gestione delle incertezze.

Nei contratti di acquisto complessi, la distinzione è essenziale: una spesa prevista e un prezzo garantito in modo vincolante non offrono la stessa sicurezza nella pianificazione. Il Parlamento deve poter riconoscere quali impegni assume la Confederazione e dove rimangono rischi finanziari. I miglioramenti annunciati non riguardano quindi soltanto i caccia, ma anche il controllo degli altri acquisti di armamenti.
Il Dipartimento della difesa ha già compiuto un ulteriore passo per ristabilire la fiducia. Il 1° ottobre ha reso noti i criteri di valutazione alle due commissioni della politica di sicurezza del Parlamento. In precedenza, le commissioni avevano già avuto la possibilità di consultare i contratti.
Questa apertura mira ad agevolare il controllo parlamentare. Non sostituisce però il chiarimento sul perché le rassicurazioni politiche relative al prezzo fisso divergano tanto dalla successiva valutazione della Commissione della gestione. Maggiore accesso ai documenti e procedure migliori rispondono anzitutto alla domanda su come evitare controversie analoghe in futuro.
Meno caccia nonostante il credito aggiuntivo?
Per la Svizzera, le conseguenze della disputa sul prezzo sono già concrete. Il ministro della difesa Martin Pfister aveva ammesso che il denaro disponibile sarebbe probabilmente bastato soltanto per 30 caccia, anziché per i 36 previsti. Il Parlamento ha recentemente approvato un credito aggiuntivo di 394 milioni di franchi.
Da tempo, quindi, non si tratta più soltanto di valutare dichiarazioni del passato. In discussione vi sono anche le dimensioni della futura flotta di aerei da combattimento. Sei velivoli in meno significherebbero un acquisto più limitato rispetto a quello inizialmente previsto. Il parere appena pubblicato non chiarisce quanti aerei potranno essere finanziati in via definitiva.
Per le finanze federali e la pianificazione della politica di sicurezza, prezzo e numero di velivoli sono direttamente legati. Fondi supplementari gravano sul bilancio; un numero inferiore di aerei modifica la portata del progetto. La controversia sulle condizioni contrattuali produce dunque conseguenze che vanno oltre le competenze dei singoli ex responsabili.
Ora sarà decisiva l’attuazione
L’accettazione delle raccomandazioni non conclude il lavoro di chiarimento. Ora occorrerà vedere come il Consiglio federale tradurrà concretamente in pratica la trasparenza annunciata, la migliore gestione dei rischi e il rafforzamento del servizio giuridico. Il sì a sei raccomandazioni è un segnale politico, ma non dimostra ancora che la prassi sia cambiata.
Parallelamente, resta aperto il capitolo finanziario dell’acquisto degli F-35. Per il Parlamento e la popolazione non conta, in definitiva, soltanto sapere se i contratti siano stati letti con attenzione. È decisivo anche capire quali costi la Confederazione possa pianificare in modo affidabile e quanti caccia la Svizzera riceverà in cambio. È su questi due punti, strettamente collegati, che restano attese risposte.
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