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Vietare i razzi privati, salvare i grandi fuochi? La Svizzera va al voto

Il 29 novembre la Svizzera decide se limitare i fuochi d’artificio rumorosi. Al centro, il confine tra protezione dal rumore e libertà personale.

Redazione 26news4 min di lettura
Fuochi d’artificio sul lago a Neuchâtel il 1° agosto 2008, con la stazione e la torre dell’Ufficio federale di statistica in primo piano.
Fuochi d’artificio sul lago a Neuchâtel il 1° agosto 2008, con la stazione e la torre dell’Ufficio federale di statistica in primo piano.

Il 29 novembre le cittadine e i cittadini svizzeri voteranno su un’iniziativa popolare che vuole vietare la vendita e l’impiego di fuochi d’artificio rumorosi. Per gli eventi d’importanza sovraregionale, i Cantoni potrebbero autorizzare deroghe. Non si tratta dunque di decidere la scomparsa di ogni spettacolo pirotecnico, ma di tracciare un nuovo confine tra divertimento privato, protezione delle persone e degli animali e margine di manovra per le grandi manifestazioni.

La proposta tocca momenti familiari del calendario svizzero: i razzi sopra il lago il 1° agosto, i petardi nel quartiere, i fuochi di Capodanno. Per alcuni, luci e botti sono parte della festa. Per altri, quella stessa serata rappresenta soprattutto un disagio al quale è difficile sottrarsi. La votazione trasforma questo conflitto d’interessi quotidiano in una scelta politica di principio.

Che cosa cambierebbe con l’iniziativa

Il divieto previsto riguarda i fuochi d’artificio rumorosi: non sarebbe più consentito venderli né utilizzarli. Chi volesse accendere un razzo di questo tipo nel proprio giardino non potrebbe quindi più farlo come finora. Il criterio decisivo è il rumore prodotto. Il testo non prende di mira indistintamente ogni fuoco d’artificio o qualsiasi allestimento luminoso per una festa.

L’iniziativa prevede, nello stesso tempo, la possibilità di autorizzare eccezioni per manifestazioni d’importanza sovraregionale. Spetterebbe ai Cantoni concederle. Un grande spettacolo pirotecnico sul lago non dovrebbe quindi necessariamente sparire. Ma non sarebbe nemmeno ammesso per il solo fatto di essere organizzato da un Comune: a fare la differenza sarebbero la deroga prevista e l’autorizzazione cantonale.

Questa distinzione è centrale sul piano politico. I piccoli fuochi privati verrebbero limitati, mentre determinate grandi manifestazioni resterebbero possibili. Da qui una domanda: è giustificato trattare diversamente lo stesso tipo di rumore in funzione dell’importanza che un evento assume oltre i confini locali? Oppure sono proprio queste eccezioni a evitare che il divieto colpisca ogni celebrazione collettiva?

Il rumore non si ferma alla siepe

A favore delle restrizioni pesa il fatto che i fuochi non coinvolgono soltanto chi li acquista o sceglie di guardarli. Il botto supera i confini della proprietà privata. I vicini non possono decidere liberamente se partecipare o meno. Anche gli animali sono esposti al rumore, senza poterne comprendere l’origine né riuscire sempre a mettersi al riparo.

A Basilea è stato osservato che, nella notte di San Silvestro, gli uccelli acquatici abbandonano i luoghi dove dormono e impiegano diversi giorni per riprendersi dal disturbo. L’impatto non si misura quindi soltanto nei minuti durante i quali i razzi salgono in cielo. Per gli animali coinvolti, le conseguenze possono protrarsi oltre la durata dello spettacolo.

Nella valutazione conta però anche la frequenza: le notti con un’attività pirotecnica particolarmente intensa sono poche nell’arco dell’anno. Un disturbo occasionale va considerato diversamente da un’esposizione costante al rumore. Raro, tuttavia, non significa automaticamente innocuo. La domanda politica non è dunque soltanto se i fuochi disturbino, ma quale livello di disturbo evitabile la società sia disposta ad accettare.

La protezione degli animali, inoltre, non si esaurisce nei fuochi d’artificio. Anche i gatti domestici e le collisioni contro i vetri delle finestre mettono in pericolo gli uccelli. Il confronto non smentisce gli effetti dei petardi. Mostra però che, in molti ambiti della vita, la tutela degli animali si confronta con altri interessi. Decidere quanto severamente disciplinare una singola attività resta una questione a sé.

Libertà personale e denaro pubblico

Contro il divieto si può invocare la libertà personale. Un’attività del tempo libero non deve necessariamente piacere a tutti per essere consentita. Anche chi non ama i fuochi può ritenere che altri debbano poterli usare entro limiti accettabili. È una distinzione importante: il gusto personale non coincide necessariamente con ciò che si chiede allo Stato di regolamentare.

D’altra parte, chi compra un razzo ne paga il prezzo, ma non ne sopporta da solo tutte le conseguenze. Rumore e possibili disturbi ricadono anche su persone estranee alla festa. Il fatto che il divertimento sia pagato privatamente non risolve quindi del tutto la questione dei limiti di questa libertà. Allo stesso modo, la popolarità di una tradizione non rende inammissibile qualsiasi restrizione.

Quando i fuochi sono finanziati con denaro pubblico, si aggiunge un altro elemento: contribuiscono alla spesa anche persone che non assistono allo spettacolo e non lo apprezzano. L’iniziativa, però, non decide in termini generali se i Comuni debbano destinare denaro dei contribuenti ai fuochi. Chi contesta soprattutto questa spesa deve distinguere il finanziamento della manifestazione dal divieto proposto per i prodotti rumorosi.

Una scelta che coinvolge i Cantoni

Per la Svizzera, la posta in gioco supera dunque le preferenze personali sulla festa nazionale. Il testo stabilirebbe fin dove estendere il divieto e dove lasciare ai Cantoni la possibilità di concedere eccezioni. Diventa così decisivo anche il confine tra una normale festa locale e una manifestazione d’importanza sovraregionale.

Da qui alla votazione del 29 novembre, la valutazione sarà duplice: quanta protezione dal rumore dei fuochi serve e quali restrizioni sono proporzionate? Un sì non significherebbe un addio completo agli spettacoli pirotecnici. Un no, per contro, non cancellerebbe il disagio che il loro rumore può provocare a persone e animali. A decidere sarà la risposta giuridica che l’elettorato vorrà dare a questo conflitto.

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