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Pesticidi nelle acque svizzere: le nuove mappe del WWF rendono visibile l’inquinamento

Una piattaforma interattiva raccoglie le misurazioni dal 2019 al 2024 su fiumi, ruscelli e acque sotterranee. Il WWF vuole facilitare l’accesso ai dati e rilanciare il dibattito sulla protezione delle acque.

Redazione 26news4 min di lettura
Il fiume Aare, ponti ed edifici a Berna.
Il fiume Aare, ponti ed edifici a Berna.

Il WWF Svizzera rende visibile la presenza di pesticidi nelle acque del Paese con una nuova piattaforma online. Presentato martedì 20 ottobre, lo strumento riunisce in quattro mappe interattive i dati delle misurazioni effettuate tra il 2019 e il 2024. Chi lo consulta può verificare quali fiumi, ruscelli e riserve idriche sotterranee sono interessati, quali sostanze sono state rilevate e come sono cambiate le loro concentrazioni nel periodo considerato. Un problema ambientale spesso invisibile nell’acqua limpida diventa così più vicino alla vita quotidiana.

La pubblicazione si accompagna a una critica politica: l’organizzazione ambientalista denuncia una scarsa trasparenza delle autorità federali e un indebolimento delle norme di protezione. Le mappe intendono agevolare l’accesso a informazioni finora difficili da consultare nel loro insieme. La loro utilità immediata consiste nel collocare geograficamente i risultati delle misurazioni e nel rendere più comprensibile la contaminazione dovuta alle singole sostanze.

Quattro mappe per osservare più da vicino

Due mappe sono dedicate alle acque superficiali e due a quelle sotterranee. È una distinzione importante: le condizioni di un ruscello o di un fiume non sono le stesse dell’acqua presente nel sottosuolo. I corsi d’acqua possono reagire rapidamente all’arrivo di sostanze e alle precipitazioni, mentre le acque sotterranee si muovono spesso più lentamente. Una contaminazione può quindi lasciare tracce a lungo.

La piattaforma offre sia una panoramica dell’inquinamento da pesticidi, sia la possibilità di cercare circa 60 singole sostanze, tra cui il glifosato e l’1,2,4-triazolo. Oltre alle zone interessate, si possono consultare le sostanze rilevate, la loro classificazione in termini di rischio e l’evoluzione delle concentrazioni fra il 2019 e il 2024.

Il WWF ha richiesto i dati all’Ufficio federale dell’ambiente e li ha poi riuniti nello stesso strumento. Eva Goldmann, esperta di agricoltura del WWF Svizzera, indica come obiettivo una raccolta delle informazioni facile da utilizzare. Per chi è interessato, questo permette di passare dalla discussione astratta sui pesticidi a una domanda concreta: che cosa è stato misurato in un determinato corso d’acqua?

Un rilevamento non è un giudizio sull’acqua potabile

Per la Svizzera, la qualità delle acque sotterranee ha un’importanza particolare. Insieme alle acque sorgive, costituiscono un pilastro dell’approvvigionamento di acqua potabile. Proteggere queste risorse non riguarda dunque soltanto lo stato della natura, ma anche un’infrastruttura dalla quale dipendono ogni giorno le economie domestiche e le imprese.

Una mappa della contaminazione delle acque non va però confusa con una valutazione dell’acqua che esce dal proprio rubinetto. Un valore misurato in un ruscello o in un punto di monitoraggio delle acque sotterranee, da solo, non dice quale sia la qualità dell’acqua potabile distribuita localmente. Per stabilirla contano, fra l’altro, la captazione utilizzata, un eventuale trattamento e i controlli effettuati dal servizio di approvvigionamento idrico.

Anche per valutare la presenza di un pesticida occorre guardare ai dettagli: quale sostanza è stata trovata, in quale concentrazione e in quale momento? Il rilevamento di una sostanza, il superamento di un valore previsto dalla legge e un rischio per la salute non sono la stessa cosa. Poter esaminare i singoli composti e il loro andamento nel tempo è quindi più utile di una semplice suddivisione del territorio in zone contaminate e non contaminate.

Perché le contaminazioni del passato restano un problema

Con questa iniziativa il WWF vuole richiamare l’attenzione anche sulla persistenza del problema. Goldmann cita il clorotalonil come esempio di una contaminazione da pesticidi che può risultare ancora rilevabile anni dopo un divieto. Vietare una sostanza ne interrompe l’impiego consentito, ma non elimina automaticamente i residui già presenti nel terreno e nell’acqua.

Possono inoltre avere un ruolo i prodotti di degradazione. Quando un principio attivo si trasforma nell’ambiente, non significa necessariamente che tutte le sostanze che ne derivano scompaiano subito. Per la protezione delle acque non conta quindi soltanto l’uso attuale dei pesticidi: è altrettanto importante seguire nel lungo periodo l’evoluzione delle contaminazioni precedenti.

Un altro esempio ricercabile sulla piattaforma è l’1,2,4-triazolo. La sostanza ha ricevuto maggiore attenzione dopo la scoperta di un inquinamento nel lago Lemano nell’estate del 2025. In questo caso occorre tenere presente il limite temporale delle mappe: la serie rappresentata termina nel 2024. Può dunque mostrare misurazioni precedenti, ma non comprende la scoperta dell’estate 2025.

Più informazioni, ma non una fotografia in tempo reale

La nuova piattaforma è soprattutto uno strumento per interpretare contaminazioni documentate. Non offre una fotografia in tempo reale delle acque svizzere nell’ottobre 2026. Per valutare i cambiamenti bisogna considerare quando e dove sono state effettuate le misurazioni. Allo stesso modo, un singolo risultato non permette di trarre automaticamente conclusioni su un intero corso d’acqua o su tutte le riserve idriche sotterranee di una regione.

Per il dibattito futuro, le mappe offrono un punto di partenza concreto: dove persistono le contaminazioni, dove cambiano e quali sostanze meritano particolare attenzione? Le critiche del WWF sulla trasparenza e sulle norme di protezione si accompagnano così a una base di dati accessibile al pubblico. Resta da vedere se ne seguiranno adeguamenti politici. Per ora, la piattaforma rende evidente perché la protezione delle acque sia un compito di lungo periodo, anche quando, a prima vista, l’acqua sembra pulita.

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