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Meno cioccolato alle casse: una consigliera nazionale PS chiede l’intervento di Berna

Laurence Fehlmann Rielle vuole ridurre l’esposizione dei bambini ai dolci durante la spesa. Distributori e Centro si oppongono: la decisione spetta ai genitori.

Redazione 26news4 min di lettura
La consigliera nazionale socialista Laurence Fehlmann Rielle in un ritratto del 2015.
La consigliera nazionale socialista Laurence Fehlmann Rielle in un ritratto del 2015.

Barrette di cioccolato e caramelle gommose sono spesso l’ultima tentazione prima di pagare nei negozi alimentari svizzeri. La consigliera nazionale socialista Laurence Fehlmann Rielle vuole cambiare questa prassi: con una mozione, la ginevrina chiede al Consiglio federale misure per esporre meno i bambini ai prodotti poco sani alle casse dei grandi negozi. Le alternative più salutari dovrebbero trovare maggiore spazio. La proposta incontra però l’opposizione del Centro e dei grandi distributori.

Per le famiglie è una scena quotidiana: la spesa è quasi finita, ma nell’attesa accanto al nastro trasportatore comincia la discussione su un dolcetto. Fehlmann Rielle non vi vede soltanto una questione educativa, bensì anche un problema di promozione delle vendite. La sua richiesta riguarda il luogo in cui vengono esposti i prodotti. Non si tratta, dunque, di vietare in generale la vendita di dolciumi.

Una raccomandazione non basta più

Fehlmann Rielle aveva già sollevato il tema in Parlamento nel 2021. Allora il Consiglio federale si era espresso a favore di una raccomandazione ai grandi distributori affinché rendessero più salutare l’offerta nelle zone delle casse. Per la deputata socialista, questa strada non ha prodotto risultati: da allora non sarebbe cambiato nulla e la situazione sarebbe anzi ulteriormente peggiorata.

A sostegno della sua richiesta cita un’indagine dell’associazione dei consumatori della Svizzera romanda, che ha analizzato oltre 2200 prodotti in 30 negozi. Ne è emerso che a Ginevra il 98 per cento delle casse con personale era provvisto di dolciumi. Nel resto del territorio romando esaminato la situazione non sarebbe migliore. Il risultato descrive quindi una prassi commerciale diffusa, ma non costituisce un censimento nazionale di tutte le tipologie di casse.

Fehlmann Rielle collega la proposta al dibattito sul sovrappeso. Nel suo intervento parlamentare ricorda che in Svizzera il 43 per cento della popolazione è in sovrappeso o obeso e che il fenomeno non risparmia bambini e adolescenti. La percentuale non indica però la quota dei soli minori interessati. La consigliera nazionale la richiama per motivare una maggiore attenzione al contesto in cui avvengono gli acquisti.

In concreto, domanda misure affinché «i bambini alle casse dei grandi negozi non siano più esposti in modo massiccio a prodotti poco sani». Vuole così porre fine a un marketing rivolto ai bambini e ai giovani che considera dannoso.

Il Centro punta sui genitori, non sulle regole

Il consigliere nazionale del Centro Thomas Rechsteiner ritiene sbagliata la strada proposta. Il deputato di Appenzello Interno riconosce l’importanza della protezione dei giovani, ma pone un limite quando si tratta di prescrizioni statali sull’esposizione della merce alle casse. «Le buone intenzioni non portano sempre a buoni risultati», è il suo giudizio.

Meno cioccolato alle casse: una consigliera nazionale PS chiede l’intervento di Berna
Meno cioccolato alle casse: una consigliera nazionale PS chiede l’intervento di Berna

Per Rechsteiner, imparare a gestire le tentazioni fa parte del percorso verso l’autonomia. «Abbiamo bisogno di cittadini responsabili, non di carrelli della spesa sorvegliati dallo Stato». La decisione di acquistare spetta alla clientela, mentre la responsabilità educativa è dei genitori. Nel rispetto delle leggi vigenti, i negozi devono poter definire liberamente il proprio assortimento: vale per i grandi distributori come per panetterie, macellerie e piccoli commerci.

Il deputato mette in dubbio anche il beneficio per la salute. «Una diversa esposizione alle casse non sostituisce né un’alimentazione equilibrata né una passeggiata», afferma. Chi vuole ridurre il consumo di zucchero può già farlo oggi. Rechsteiner attribuisce quindi più peso alla responsabilità individuale che alla modifica dell’ambiente di vendita auspicata da Fehlmann Rielle.

I distributori dubitano dell’efficacia

Anche la comunità d’interessi del commercio al dettaglio, che rappresenta Coop, Migros e Denner, valuta criticamente la mozione. Il portavoce Manuel Toma vi vede una forte ingerenza nell’offerta e nell’organizzazione dei negozi. Inoltre, considera «estremamente dubbio che questa misura abbia un effetto tangibile sull’alimentazione dei bambini».

L’associazione richiama la varietà già disponibile. Alle casse dei suoi membri si trovano spesso anche spuntini salati o frutta essiccata. In numerose filiali sono inoltre presenti casse automatiche senza dolciumi. L’esistenza di queste alternative non chiarisce tuttavia quali criteri dovrebbero guidare, in futuro, l’allestimento di una zona casse più salutare.

Dal punto di vista dei commercianti, frutta e verdura fresche non rappresentano una soluzione sostitutiva semplice. Richiedono molta cura e anche per questo non si prestano a essere collocate alle casse, spiega Toma. Il portavoce contesta inoltre l’idea che gli spuntini vengano sistemati appositamente alla portata dei bambini: il criterio determinante sarebbe piuttosto la facilità con cui gli adulti in attesa possono raggiungerli. In definitiva, sono i genitori a decidere quali prodotti comprare ai figli.

Ora tocca al Consiglio federale

Il confronto tocca una questione di fondo della politica sanitaria svizzera: fino a che punto lo Stato deve influire sul contesto delle scelte d’acquisto quotidiane? Fehlmann Rielle vuole ridurre l’esposizione ai prodotti poco sani. I suoi oppositori contestano sia l’adeguatezza dell’intervento sia la sua utilità. L’indagine sulle casse descrive l’offerta, ma da sola non dimostra quanto una diversa disposizione dei prodotti cambierebbe l’alimentazione.

Per i negozi svizzeri e la loro clientela, anche in Ticino e nel Grigioni italiano, la mozione non comporta cambiamenti immediati. Dapprima dovrà pronunciarsi il Consiglio federale. In seguito la richiesta passerà al Consiglio nazionale e, se approvata, al Consiglio degli Stati. Soltanto il sì di entrambe le Camere conferirà al Governo un mandato vincolante per attuarla. Quali prescrizioni concrete potrebbero derivarne resta quindi ancora aperto.

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