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Bellinzona, 14 milioni per la sede dei pompieri: ma la progettazione si ferma

Il Consiglio comunale approva l’acquisto dell’ex area LATI a Sant’Antonino. Manca però la maggioranza per progettare la nuova caserma e si profila un referendum.

Redazione 26news4 min di lettura
Vista dalla Cima di Medeglia sul Piano di Magadino, in Ticino.
Vista dalla Cima di Medeglia sul Piano di Magadino, in Ticino.

I pompieri di Bellinzona dovrebbero trovare una nuova casa nell’ex area LATI a Sant’Antonino. Lunedì sera, 19 ottobre, il Consiglio comunale ha approvato l’ubicazione e un credito di 14 milioni di franchi per l’acquisto. Il Municipio non è però riuscito a ottenere il via libera a un passaggio decisivo: il credito separato di 700’000 franchi per la progettazione non ha raggiunto la maggioranza assoluta richiesta. La strada verso la nuova caserma rimane dunque incerta, nonostante la decisione sull’acquisto. Si profila inoltre un referendum contro l’operazione.

Le votazioni mostrano quanto il trasferimento divida la politica cittadina. La scelta dell’ubicazione è passata per appena due voti, 29 contro 27. Più ampio il sostegno all’acquisto del terreno e dell’edificio esistente, approvato con 34 voti contro 22. Il credito di progettazione ha invece raccolto più sì che no, senza tuttavia raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per essere accolto.

Una nuova caserma serve, ma dove?

A Bellinzona nessuno mette sostanzialmente in discussione la necessità di nuovi spazi per i pompieri. La caserma attuale non risponde più alle esigenze di un corpo moderno. Il suo comprensorio d’intervento, inoltre, va ben oltre il centro cittadino: si estende dal confine settentrionale di Bellinzona fino al valico doganale di Dirinella, nel Gambarogno.

Il confronto riguarda quindi soprattutto il punto dal quale, in futuro, dovrà essere servito questo vasto territorio. Negli scorsi mesi sono state esaminate diverse possibilità. A lungo l’attenzione si è concentrata sull’area dell’ex birreria a Carasso. Più recentemente, all’interno del Municipio, si è affermata la soluzione dello stabilimento dismesso della LATI a Sant’Antonino.

La proposta è arrivata in Consiglio comunale con il sostegno della maggioranza della Commissione della gestione. Anche il comando dei pompieri appoggia questa ubicazione. Per i favorevoli, il comparto permette di riunire le funzioni necessarie e, nel contempo, di conservare spazi per sviluppi futuri. Il consenso politico raccolto finora non basta però a far avanzare l’intero progetto senza ulteriori ostacoli.

Il nodo dei tempi d’intervento in centro

Tra gli oppositori figurano l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti, che sostiene il rapporto di minoranza della Commissione della gestione, e il Movimento per il socialismo. Le critiche arrivano anche dall’interno del corpo pompieri. Un gruppo di suoi membri ha scritto ai consiglieri comunali per segnalare i punti deboli della soluzione proposta.

Gli autori della lettera sono rimasti anonimi per timore di conseguenze personali. Emerge così un’ulteriore tensione: mentre il comando sostiene il trasferimento, una parte del corpo esprime riserve. Non si può dunque parlare di una posizione unanime dei pompieri a favore della nuova sede.

Al centro delle obiezioni c’è la posizione di Sant’Antonino. L’area non è nelle immediate vicinanze del centro di Bellinzona e si trova in una zona caratterizzata da un intenso traffico stradale. Martignoni Polti sostiene che i tempi d’intervento presentati lascino prevedere un peggioramento per le operazioni in centro, dove sorgono edifici particolarmente sensibili in caso d’incendio.

Per la popolazione, questi rilievi toccano una questione essenziale: quanto rapidamente possono arrivare i soccorsi? La critica riguarda espressamente l’accessibilità del centro cittadino. Allo stesso tempo, la scelta della sede deve tenere conto dell’ampiezza del comprensorio servito. È proprio nell’equilibrio tra queste esigenze che si concentra una parte importante dello scontro politico.

Meno cara di Carasso, ma i conti dividono

Per i sostenitori di Sant’Antonino, uno degli argomenti principali è quello finanziario. La soluzione proposta comporterebbe costi complessivi di circa 34 milioni di franchi. Il credito appena approvato per acquistare il terreno e l’edificio ammonta a 14 milioni; per la realizzazione si parla di circa 20 milioni. Il credito separato di 700’000 franchi destinato alla progettazione non ha invece ottenuto il consenso necessario.

Rispetto alla variante precedentemente favorita, sull’area dell’ex birreria a Carasso, la soluzione LATI viene presentata come nettamente meno onerosa. Il confronto indica una differenza di quasi dieci milioni di franchi. Il consigliere comunale del Centro Pietro Ghisletta quantifica il risparmio potenziale addirittura fra 10 e 15 milioni di franchi, sottolineando anche le ulteriori possibilità di sviluppo offerte dal comparto.

Il progetto prevede inoltre di insediare la protezione civile nell’ex edificio LATI. L’utilizzo condiviso costituisce un altro argomento a favore dell’ubicazione. Resta però controverso se i benefici attesi siano sufficienti a superare le riserve espresse dagli oppositori, che prevedono un aumento dei costi. Il confronto non riguarda quindi soltanto due preferenze territoriali: riflette anche valutazioni diverse sull’affidabilità delle previsioni finanziarie del progetto.

Due ostacoli ancora da superare

Dopo la seduta del legislativo, l’acquisto del fondo e la successiva progettazione si trovano in due situazioni politiche distinte. Per il primo esiste il consenso del Consiglio comunale; per il credito di progettazione richiesto, invece, manca. Rimane aperta la questione di come proseguire questa parte dell’operazione. L’approvazione dell’acquisto, da sola, non garantisce dunque un percorso sicuro verso la realizzazione della caserma.

A questo si aggiunge un referendum molto probabile. Se riuscisse, gli aventi diritto di voto potrebbero pronunciarsi sull’operazione contestata. Per Bellinzona sono in gioco sia la spesa sia la futura organizzazione di un servizio essenziale per la sicurezza della popolazione, chiamato a intervenire su un territorio esteso. La seduta di lunedì ha indicato una preferenza sull’ubicazione, ma non ha chiuso il confronto sulla nuova sede dei pompieri.

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