Trump apre a un vertice sull’Ucraina con Putin e Xi, ma senza Zelensky
L’incontro a tre potrebbe tenersi in novembre in Cina. La disponibilità di Trump non è ancora una conferma. L’assenza di un invito a Zelensky pone un interrogativo centrale.

Il presidente statunitense Donald Trump si dice aperto a un incontro con il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping sulla guerra in Ucraina. Il possibile vertice a tre potrebbe svolgersi in novembre in Cina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è invitato. Ancora prima di un’eventuale conferma della data, emerge dunque la domanda decisiva: che cosa può ottenere un colloquio sul futuro dell’Ucraina se il suo presidente non siede al tavolo?
Il segnale di Trump apre la prospettiva di un incontro diplomatico fra tre Stati capaci di influenzare, in modi diversi, l’andamento del conflitto. Non costituisce però un impegno vincolante a partecipare a un vertice, né permette di anticipare risultati negoziali concreti. Per ora si tratta della disponibilità a un colloquio, non di un processo di pace concordato.
Tre potenze, interessi diversi
La composizione del vertice avrebbe un significato politico rilevante. Dal febbraio 2022 la Russia conduce una guerra d’aggressione su vasta scala contro l’Ucraina. Gli Stati Uniti sostengono militarmente e finanziariamente l’Ucraina dall’inizio di questa invasione. La Cina, dal canto suo, intrattiene stretti rapporti politici ed economici con la Russia ed è al contempo un importante partner commerciale degli Stati occidentali.
A quel tavolo non siederebbero quindi tre mediatori neutrali. Putin rappresenterebbe la parte che ha scatenato la guerra. Trump potrebbe far valere il peso degli Stati Uniti nei colloqui. Xi, in caso di incontro in Cina, sarebbe sia il padrone di casa sia il rappresentante di una potenza con propri interessi strategici. Sono ruoli profondamente diversi, benché tutti e tre gli interlocutori dispongano di un considerevole peso internazionale.
Un incontro comune potrebbe dunque essere importante senza implicare una linea condivisa. La disponibilità al dialogo non dice ancora se i partecipanti potrebbero avvicinare le rispettive posizioni sulle questioni territoriali, sulle garanzie di sicurezza o sulle condizioni di un cessate il fuoco. Sono proprio questi i nodi centrali del conflitto. Resta aperto se e come verrebbero affrontati durante l’eventuale vertice.
L’Ucraina resterebbe fuori dal tavolo
Pesa soprattutto il mancato invito a Zelensky. L’Ucraina sarebbe al centro della discussione, ma il suo presidente non parteciperebbe a questa riunione. Ciò non esclude, in linea di principio, contatti in altri formati. Esiste però una differenza sostanziale fra un governo direttamente coinvolto che negozia in prima persona e altri Stati che discutono dapprima fra loro di possibili condizioni.
Uno scambio fra Washington, Mosca e Pechino potrebbe chiarire le posizioni o sondare i margini diplomatici. Questo formato a tre, da solo, non potrebbe tuttavia garantire una pace sostenuta anche dall’Ucraina. Per un accordo solido sarebbero determinanti il consenso e la partecipazione di Kiev, soprattutto sulle questioni riguardanti il territorio ucraino e la sicurezza della popolazione.
È centrale, in questo contesto, distinguere fra un cessate il fuoco e un accordo di pace. Il primo mira a fermare i combattimenti; il secondo dovrebbe anche risolvere le controversie politiche. In entrambi i casi si pone il problema di come verificare e far rispettare gli impegni. Una fotografia del vertice non sostituirebbe questo lavoro. Il valore dell’incontro andrebbe quindi misurato sui contenuti, non soltanto sulla notorietà dei partecipanti.
Perché riguarda anche la Svizzera
Per la Svizzera, questa evoluzione va oltre la diplomazia dei grandi vertici. La guerra tocca l’ordine di sicurezza europeo e il principio secondo cui i confini degli Stati non possono essere modificati con la forza militare. Dopo l’aggressione russa su vasta scala, la Svizzera ha ripreso le sanzioni dell’Unione europea, impegnandosi parallelamente sul piano umanitario e diplomatico.
Con la conferenza del Bürgenstock, nel giugno 2024, ha inoltre offerto una cornice per discutere di una pace in Ucraina. La Russia non vi ha partecipato. Un eventuale incontro in Cina avrebbe una composizione diversa: la Russia sarebbe rappresentata, mentre il presidente ucraino non è invitato. Entrambe le configurazioni mostrano quanto sia difficile creare un quadro di dialogo capace di collegare l’intesa politica alla sua successiva attuazione.
Anche per le persone che vivono in Svizzera dopo essere fuggite dall’Ucraina, o che vi hanno familiari, conta soprattutto sapere se la diplomazia porterà davvero maggiore sicurezza. Dall’apertura di Trump non si può ancora ricavare una prospettiva affidabile in questo senso. Né essa giustifica già l’aspettativa di un allentamento delle sanzioni o di una normalizzazione dei rapporti economici con la Russia.
Decisive le condizioni del dialogo
Il prossimo passaggio decisivo sarà capire se la possibile riunione di novembre diventerà un appuntamento confermato. Altrettanto importanti sarebbero un ordine del giorno concreto e chiarezza su come coinvolgere l’Ucraina in un successivo processo negoziale. Senza questi elementi, il significato politico del vertice a tre resterebbe superiore alla sua prevedibile utilità pratica.
La disponibilità di Trump è dunque un segnale diplomatico, ma non ancora una svolta. Un incontro con Putin e Xi potrebbe aprire nuove possibilità di dialogo. Che ne derivi un passo verso una pace solida dipenderebbe in misura sostanziale da ciò che i partecipanti concorderebbero e dalla possibilità che anche l’Ucraina sostenga tali intese.
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