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Yemen, missili Huthi sulle reclute: almeno 53 morti in un campo di addestramento

Tre missili balistici hanno colpito un campo nel sud dello Yemen, ferendo circa 200 persone. L’escalation minaccia anche rotte commerciali importanti per la Svizzera.

Redazione 26news4 min di lettura
Nubi temporalesche sopra la costa sudoccidentale dello Yemen, fotografate dalla Stazione spaziale internazionale ISS.
Nubi temporalesche sopra la costa sudoccidentale dello Yemen, fotografate dalla Stazione spaziale internazionale ISS.

Almeno 53 membri delle forze governative sono stati uccisi lunedì 19 ottobre in un attacco missilistico della milizia Huthi contro un campo di addestramento nel sud dello Yemen. Circa 200 persone sono rimaste ferite. Tre missili balistici hanno colpito il campo di al-Alam, nella provincia di Shabwa, mentre le reclute erano schierate per un’esercitazione. L’attacco aggrava la guerra riaccesasi a settembre e accresce la pressione sull’Arabia Saudita, che sostiene il governo riconosciuto internazionalmente.

Fra le vittime figurano numerosi giovani che si stavano preparando al servizio nelle forze di sicurezza. Il bilancio provvisorio del governo provinciale mostra quanto siano state devastanti le esplosioni nel campo affollato. Gli ospedali della regione non sono riusciti a far fronte all’afflusso dei feriti.

Ospedali sopraffatti, richiesta di difese antiaeree

I feriti sono stati trasferiti dal campo, nel distretto di Jardan, a un ospedale di Ataq, capoluogo provinciale, dove è stato lanciato un appello alle donazioni di sangue. Il governatore di Shabwa, Awad bin al-Wazir, ha visitato i ricoverati e chiesto ulteriori difese antiaeree. Le forze governative, ha spiegato, combattono su sei fronti.

Le autorità provinciali hanno sollecitato la dirigenza yemenita e la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita ad accelerare la fornitura di sistemi di difesa antiaerea e di allerta precoce. Resta da chiarire perché tante reclute fossero riunite senza protezioni sufficienti entro il raggio d’azione dei missili balistici. La questione dovrà essere esaminata.

Il campo si trova a nord di Ataq, lungo una strada verso la provincia di Marib, controllata dal governo, e importanti linee di rifornimento. In passato era utilizzato da una milizia sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti. Le reclute colpite appartenevano a una forza di intervento rapido appena costituita per proteggere la regione.

Un portavoce governativo ha sottolineato che il sito era un centro di addestramento delle forze di sicurezza interne di Shabwa, non un obiettivo militare legato ai combattimenti in corso. I giovani si preparavano ai loro futuri compiti lontano dal fronte.

Gli Huthi parlano di rappresaglia contro Riad

La milizia Huthi, sostenuta dall’Iran, ha presentato l’attacco come una rappresaglia contro l’Arabia Saudita. Il suo portavoce militare ha dichiarato che il campo era gestito da ufficiali sauditi, sostenendo inoltre che alcuni figuravano fra i morti e i feriti. Questa affermazione non è confermata. L’Arabia Saudita non ha inizialmente reagito a tale versione.

Rashad al-Alimi, presidente del Consiglio presidenziale yemenita, ha annunciato una risposta decisa e definito gli attacchi «vili attentati terroristici». Lunedì ha parlato al telefono con il segretario generale dell’ONU António Guterres, chiedendo che gli Huthi siano classificati come organizzazione terroristica.

Le versioni contrapposte collocano l’attacco nel conflitto più ampio: per il governo è stato un colpo contro giovani delle forze di sicurezza in formazione; per gli Huthi il campo faceva parte dello sforzo bellico saudita. Resta incontestato l’elevato numero di vittime fra le reclute.

La guerra nello Yemen dura dal 2014. Una tregua concordata nel 2022 aveva largamente contenuto i combattimenti, ma è fallita quest’anno. Da settembre si sono nuovamente intensificati gli scontri fra gli Huthi e le truppe del governo riconosciuto internazionalmente. Anche i civili sono colpiti: domenica un attacco aereo saudita ha ucciso nove persone, fra cui cinque bambini e due donne.

Il conflitto raggiunge gli aeroporti sauditi

Uno dei principali teatri degli ultimi combattimenti è la costa del Mar Rosso. Gli Huthi sono avanzati verso sud per estendere la propria influenza sullo stretto di Bab al-Mandab. Le truppe governative hanno lanciato un’offensiva per riconquistare territori vicini a questo passaggio strategico. Si combatte anche attorno a Taiz: la situazione della popolazione peggiora mentre gli Huthi chiudono gli accessi alla città.

Parallelamente, la milizia ha ripetutamente attaccato aeroporti sauditi, impianti petroliferi e installazioni militari. Sono stati colpiti l’aeroporto di Riad e la sede del gruppo petrolifero Aramco. Lo scalo è stato riaperto nel fine settimana, ma alcune compagnie aeree non intendevano riprendere subito i collegamenti.

L’incertezza ha conseguenze anche sulla politica economica internazionale saudita. La Future Investment Initiative di Riad, spesso soprannominata «Davos nel deserto», è stata rinviata all’anno prossimo. La conferenza degli investitori avrebbe dovuto iniziare la prossima settimana. Nonostante il soprannome, non si tratta del Forum economico mondiale di Davos.

Perché l’escalation riguarda anche la Svizzera

Per la Svizzera, la rilevanza economica riguarda soprattutto le rotte commerciali. Lo stretto di Bab al-Mandab collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e fa parte della rotta marittima fra Asia ed Europa attraverso il Canale di Suez. Anche merci destinate alla Svizzera arrivano attraverso porti internazionali, proseguendo poi via terra. Un passaggio insicuro può comportare deviazioni, tempi di consegna più lunghi e maggiori costi di trasporto. Finora non risultano nuove ripercussioni concrete sulle forniture svizzere.

L’evoluzione dell’escalation dipende ora anche dagli attori regionali. Il Parlamento egiziano ha rinviato al 26 ottobre una votazione su un possibile sostegno militare all’Arabia Saudita. Resta aperta la questione della portata di un simile intervento. A Shabwa le priorità immediate sono le cure ai feriti e la protezione degli altri campi. Non è chiaro se la risposta annunciata dalla dirigenza yemenita innescherà ulteriori attacchi.

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