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A meno 20 gradi, Ginevra custodisce i semi di quasi 800 specie vegetali minacciate

La banca dei semi del Giardino botanico di Ginevra conserva parte della flora svizzera minacciata. Ma congelare non basta: dai semi devono poter nascere nuove piante.

Redazione 26news4 min di lettura
Fiori nel Giardino botanico di Ginevra, fotografati nel 2023.
Fiori nel Giardino botanico di Ginevra, fotografati nel 2023.

Nel Giardino botanico di Ginevra, a meno 20 gradi, sono conservati i semi di quasi 800 specie vegetali minacciate provenienti da tutta la Svizzera. La raccolta vuole evitare che, insieme agli ultimi esemplari spontanei, scompaia anche ogni possibilità di salvare una specie. Il conservatore responsabile Andreas Ensslin ha illustrato lunedì 19 ottobre quanto questo lavoro sia impegnativo: soltanto dopo diversi tentativi falliti, la sua équipe è riuscita a far crescere una cinquantina di esemplari di una specie di sassifraga che in Svizzera rischia l'estinzione.

A prima vista, quel piccolo fiore non attira particolarmente l'attenzione. Per gli specialisti, però, racchiude una questione centrale nella tutela delle specie: come garantire un futuro a una pianta che in natura diventa sempre più rara? A Ginevra la risposta non consiste soltanto nel raccogliere e congelare. È altrettanto importante conoscere le condizioni che permettono a un seme conservato di dare nuovamente origine a una pianta vitale.

Una cassaforte al freddo per la flora svizzera

Da 25 anni vengono raccolti semi per la banca ginevrina. Oggi il Giardino botanico conserva così quasi la metà delle specie vegetali minacciate in Svizzera. È una riserva importante, ma non ancora una garanzia completa. L'obiettivo di Ensslin è custodire in una banca dei semi tutte le specie minacciate del Paese, senza lasciare lacune nella raccolta.

La struttura si trova a Ginevra, ma il suo compito va ben oltre i confini cantonali. I semi depositati provengono dall'intera Svizzera. La collezione costituisce dunque una riserva comune per una flora i cui ambienti naturali sono sotto pressione. Fra le minacce figurano l'avanzata dell'edificazione e i cambiamenti climatici, che mettono in difficoltà la conservazione delle piante nei loro luoghi di crescita.

Una banca dei semi segue un principio diverso dalla protezione di un habitat: conserva materiale vegetale al di fuori del suo ambiente naturale. Offre quindi una sicurezza aggiuntiva nel caso in cui una popolazione scompaia in natura. Non può però sostituire l'habitat stesso. Suolo, regime idrico, clima e interazioni con gli altri esseri viventi non possono essere riposti in un congelatore insieme ai semi.

Prima del gelo, un paziente lavoro manuale

Tutto comincia con la raccolta sul terreno. Il materiale che arriva alla banca dei semi non è ancora pronto per una conservazione di lunga durata. Occorre dapprima estrarre i semi dai campioni vegetali raccolti e separarli accuratamente dal resto. È un'operazione che richiede precisione, molto prima di poter pensare al passaggio nelle celle a bassa temperatura.

La collaboratrice tecnica Maya Wells si occupa della pulizia di questi campioni. Tra le sue mani passa anche materiale raccolto da un collega nella settimana precedente. Il suo lavoro ha uno scopo preciso: soltanto quando rimangono esclusivamente i semi è possibile contarli con esattezza. Questa preparazione discreta, poco appariscente, è quindi alla base di una collezione destinata a essere impiegata in modo mirato per la tutela delle specie.

I semi vengono poi preparati per lo stoccaggio ed essiccati. Sottrarre loro umidità è essenziale per rallentarne l'invecchiamento. È solo la combinazione fra preparazione accurata, essiccazione e conservazione a bassa temperatura a trasformare una raccolta appena effettuata in una riserva per il futuro. La cassaforte gelida rappresenta dunque soltanto la parte più visibile di un procedimento ben più lungo.

La prova decisiva è la germinazione

Il lavoro scientifico non termina con il deposito dei semi. Gli specialisti ne verificano anche la qualità e ne studiano la germinazione. Per poterli utilizzare un giorno in interventi di conservazione, bisogna sapere come indurre ciascuna specie a crescere. Un campione ben etichettato e mantenuto alla giusta temperatura, da solo, non basta a rispondere a questa domanda fondamentale.

Il caso della sassifraga minacciata lo dimostra con particolare chiarezza. Come ha spiegato Ensslin, coltivarla si è rivelato molto difficile. Diversi tentativi non hanno avuto successo e i semi germinavano male. Essere infine riusciti a ottenere una cinquantina di piante è dunque più di un risultato incoraggiante in giardino: significa acquisire esperienza pratica con una specie la cui conservazione presenta ostacoli concreti.

Ensslin vorrebbe vedere un giorno questa sassifraga fiorire nel Giura. A questo desiderio non sono associati né una scadenza precisa né un progetto annunciato di messa a dimora. Indica piuttosto la direzione del lavoro: i semi non devono semplicemente restare al freddo per sempre, ma mantenere aperte possibilità di conservare vive, anche in futuro, le piante minacciate.

Una riserva che non sostituisce la natura

Per la Svizzera, la posta in gioco va oltre la sopravvivenza di qualche fiore raro. Le piante fanno parte di relazioni ecologiche dalle quali trae beneficio anche l'essere umano. Ensslin richiama l'impollinazione e la depurazione dell'acqua e dell'aria. La perdita di diversità vegetale non riguarda quindi soltanto la bellezza del paesaggio, ma anche il funzionamento degli ambienti naturali che lo compongono.

La raccolta ginevrina può far guadagnare tempo e preservare possibilità d'intervento. Non elimina, tuttavia, le cause del declino delle specie. Dove scompaiono gli ambienti adatti o le loro condizioni cambiano profondamente, la protezione in natura rimane indispensabile. La banca dei semi e la salvaguardia degli habitat svolgono compiti diversi: non sono alternative, ma strumenti che si completano a vicenda.

Il prossimo grande impegno resta colmare le lacune della collezione e mettere al sicuro altre specie svizzere minacciate. Parallelamente dovranno crescere le conoscenze sulla loro germinazione. Il successo ottenuto con la cinquantina di sassifraghe mostra perché questi due aspetti siano inseparabili: soltanto quando dalla riserva congelata torna a svilupparsi una pianta viva, il suo valore per la tutela delle specie diventa tangibile.

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