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Milano, boutique chiuse per paura di nuovi saccheggi: quasi tutti minorenni gli arrestati

Dopo due giorni di disordini, i danni superano il milione di euro. La giustizia esamina le richieste di carcerazione, mentre resta il timore di nuove violenze.

Redazione 26news4 min di lettura
Una pasticceria in via Montenapoleone a Milano.
Una pasticceria in via Montenapoleone a Milano.

Vetrine infrante, negozi saccheggiati e il timore di nuovi assalti: dopo i gravi disordini del fine settimana, diverse boutique di lusso nel centro di Milano sono rimaste chiuse lunedì 19 ottobre. Le persone arrestate sono circa 50, in grande maggioranza minorenni. I danni stimati superano il milione di euro. Il sindaco Giuseppe Sala teme che le tensioni non siano finite. Per martedì sono previsti nuovi interrogatori e decisioni dei giudici.

Tra le attività colpite figurano Hermès, Chanel e Pomellato. La stima comprende vetri distrutti, arredi danneggiati e merce rubata. A questi costi si aggiungono i mancati incassi. Per i commercianti non si tratta dunque soltanto di riparare i locali e rifornire gli scaffali: resta da capire quando sarà possibile riaprire senza temere altri saccheggi.

La violenza arriva fino al Duomo

I disordini di sabato e domenica hanno investito le principali vie dello shopping, raggiungendo piazza del Duomo. Gruppi di giovani hanno lanciato contro la polizia cestini dei rifiuti, cassonetti, tavoli, pietre della pavimentazione e bottiglie di vetro. Alcuni agenti sono rimasti feriti. Sala ha visitato i negozi devastati insieme a Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, definendo quei comportamenti «inaccettabili e ingiustificabili».

Sabato, gruppi di facinorosi si erano mescolati ai partecipanti della manifestazione autorizzata «Italia in piazza». Domenica altri gruppi si sono nuovamente radunati in centro. Le violenze si inseriscono nel contesto delle proteste contro il caro vita. Finora, tuttavia, non emerge un programma politico comune né un’organizzazione dietro gli attacchi. La partecipazione pacifica a una manifestazione va distinta dal coinvolgimento in atti violenti.

Una parte dei giovani è arrivata da fuori città: da Varese, Lecco, Novara, Torino e dall’hinterland milanese. L’accertamento dei fatti non riguarda quindi soltanto singoli quartieri di Milano. Restano da chiarire il ruolo degli appuntamenti concordati su internet e le circostanze in cui sono nati i singoli assalti.

Minorenni al centro delle indagini

Dei circa 50 arrestati, soltanto undici sono maggiorenni, di età compresa tra 18 e 24 anni. Tutti gli altri sono minorenni. Complessivamente, la polizia a Milano ha interrogato 220 minorenni: una cifra che non va confusa con il numero degli arresti. Le indagini sui disordini riguardano anche ragazzini di dodici e tredici anni.

La procura ordinaria e quella minorile procedono per devastazione e saccheggio e per resistenza pluriaggravata. Il reato di devastazione e saccheggio previsto dal diritto italiano comporta, in linea generale, da otto a quindici anni di carcere. Non è però possibile dedurne una pena concreta per i singoli indagati: per i minorenni, in particolare, valgono disposizioni penali specifiche.

Lunedì la procura minorile guidata da Luca Villa ha presentato le prime undici richieste di convalida degli arresti e di applicazione di misure cautelari. Martedì sono previsti interrogatori nel carcere minorile Beccaria. Cinque indagati maggiorenni sono già stati sentiti lunedì a San Vittore. La decisione del giudice Fabrizio Filice è attesa martedì.

Le procure motivano le richieste di custodia cautelare con la gravità delle violenze e il pericolo concreto che si ripetano. Descrivono un’eccezionale propensione ad azioni distruttive improvvise e una mancanza di autocontrollo. Un indagato di 24 anni nega invece qualsiasi coinvolgimento: sostiene di non aver fatto nulla e di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per tutti vale la presunzione d’innocenza.

Precarietà e giustificazioni della violenza

Alcuni giovani rilasciati dopo essere stati fermati giustificano i disordini con la mancanza di prospettive. Un diciottenne italo-albanese che si fa chiamare Lallo era arrivato con il fratello dalla zona di Bellano, sul lago di Como. Avevano ricevuto l’invito attraverso le reti sociali. Della violenza dice: «È l’unico modo per farsi ascoltare».

Un altro giovane, Alessandro, racconta di lavori saltuari nei cantieri e del desiderio di trovare un impiego fisso. In futuro vorrebbe farsi una famiglia. I ragazzi parlano di salari troppo bassi e della sensazione di non riuscire a migliorare la propria condizione. Annunciano inoltre che torneranno in piazza, prospettando un’ulteriore escalation.

Queste dichiarazioni non spiegano le motivazioni di tutti i partecipanti. Mostrano però come alcuni giovani colleghino l’incertezza economica alla giustificazione delle devastazioni. Anche le loro posizioni politiche divergono: Alessandro si definisce di estrema destra, i suoi compagni la pensano diversamente. Non indicano un leader comune.

Le tensioni politiche e lo sguardo dalla Svizzera

Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini chiede un ulteriore inasprimento dell’azione contro i responsabili delle violenze. Anche durante una manifestazione del centrodestra in piazza del Duomo si sono verificati insulti, urla e spintoni. Uno striscione contro i migranti ha alimentato le tensioni con i giovani radunati sul posto.

Per la Svizzera, il legame immediato è la vicinanza. Milano è facilmente raggiungibile dal Ticino e attraverso l’asse del San Gottardo ed è una destinazione per acquisti, viaggi d’affari e appuntamenti culturali. Le boutique chiuse riguardano quindi anche visitatrici e visitatori dalla Svizzera. Gli elementi finora disponibili non permettono tuttavia di dedurre né un pericolo generalizzato per chi viaggia né ripercussioni sui collegamenti transfrontalieri.

Ora spetta ai giudici pronunciarsi sulle misure di carcerazione richieste. Parallelamente, le indagini dovranno stabilire quali fatti possano essere provati a carico di ciascun indagato. Per la città e i suoi commercianti resta decisivo riuscire a impedire nuovi attacchi. Il bilancio degli arresti e dei danni è ancora provvisorio.

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