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Sorveglianza di Internet: perché la legge svizzera non tutela abbastanza i diritti fondamentali

Il Tribunale amministrativo federale chiede correttivi alla sorveglianza dei servizi informativi. Particolarmente delicata la tutela degli scambi riservati con avvocati, medici e giornalisti.

Redazione 26news4 min di lettura
Il Palazzo federale a Berna, fotografato nel 2024.
Il Palazzo federale a Berna, fotografato nel 2024.

La Svizzera deve correggere le norme sulla sorveglianza delle comunicazioni transfrontaliere. Nel dicembre 2025, il Tribunale amministrativo federale ha accertato che la regolamentazione vigente non è compatibile con la Costituzione federale e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Al centro della decisione vi è la cosiddetta esplorazione radio e dei segnali via cavo condotta dai servizi informativi. A quasi dieci mesi di distanza, resta aperta una questione fondamentale: come può lo Stato individuare tempestivamente i pericoli senza lasciare insufficientemente protette le comunicazioni più sensibili?

La questione è delicata soprattutto per chi deve poter contare sul segreto professionale o sulla protezione dei propri informatori: medici, avvocati e giornalisti. Ma riguarda altrettanto direttamente i loro pazienti, clienti e interlocutori riservati. La tutela di questi rapporti non è un problema circoscritto a singole categorie professionali. Tocca la vita quotidiana di chiunque debba comunicare informazioni personali e abbia bisogno della garanzia che rimangano confidenziali.

Come funziona la sorveglianza transfrontaliera

La legge sulle attività informative definisce queste procedure come esplorazione radio e dei segnali via cavo. Il traffico transfrontaliero di informazioni, trasmesso attraverso reti via cavo oppure onde elettromagnetiche, viene analizzato mediante termini di ricerca. Si tratta di flussi di dati che dalla Svizzera raggiungono l’estero, o che percorrono la direzione opposta. L’obiettivo è riconoscere il prima possibile eventuali pericoli per il Paese.

A differenza di una sorveglianza fondata su un sospetto concreto nei confronti di una determinata persona, questo metodo interviene su grandi flussi di comunicazione. La ricerca avviene quindi all’interno di un vasto insieme di dati. È proprio qui che nasce il conflitto con i diritti fondamentali: quei flussi possono contenere anche informazioni di persone che non hanno alcun legame con una minaccia alla sicurezza.

Per la popolazione conta inoltre un aspetto: una comunicazione digitale non rimane necessariamente entro i confini nazionali solo perché tutti gli interlocutori si trovano in Svizzera. I servizi Internet utilizzano spesso infrastrutture all’estero. Il fatto che i dati attraversino una frontiera dice dunque ben poco, di per sé, su quanto un messaggio sia strettamente legato alla quotidianità svizzera.

Perché il segreto professionale è così delicato

Chi descrive a una medica i propri disturbi o discute con un avvocato una controversia legale rivela spesso informazioni che nessun altro dovrebbe conoscere. La riservatezza consente di parlare apertamente durante una consulenza. Non è quindi soltanto una preferenza personale, ma una condizione necessaria affinché queste professioni possano svolgere il loro compito.

Nelle inchieste giornalistiche entra in gioco un altro ambito altrettanto sensibile: la protezione delle persone che denunciano irregolarità. Se questi interlocutori non possono confidare nella riservatezza dei contatti, la loro disponibilità a trasmettere informazioni può diminuire. A risentirne è, in definitiva, anche il controllo pubblico sull’operato di autorità, imprese e altri soggetti influenti.

Questo non significa che ogni comunicazione intercettata venga effettivamente letta o utilizzata contro qualcuno. Il punto decisivo è piuttosto stabilire quali limiti giuridici e quali garanzie esistano già nelle fasi di acquisizione, selezione e successivo trattamento dei dati. La possibilità di estrarre informazioni sensibili da un grande flusso pone interrogativi diversi rispetto a un accesso mirato in un singolo caso.

Del resto, il segreto professionale non si riconosce semplicemente dal canale di trasmissione utilizzato. Un messaggio confidenziale può passare attraverso la stessa infrastruttura tecnica di una comunicazione del tutto banale. Una regolamentazione efficace deve tenere conto di questa realtà, senza far dipendere la protezione soltanto dal percorso che i dati si trovano a seguire.

Una decisione giudiziaria dal peso politico

La constatazione del Tribunale amministrativo federale conferisce al confronto una chiara dimensione giuridica. Non si tratta soltanto di sapere se una maggioranza ritenga politicamente utili le possibilità di sorveglianza. Anche una misura motivata da esigenze di sicurezza deve rispettare la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’obiettivo di prevenire i pericoli non sostituisce questa verifica.

Denis Masmejan, segretario generale della sezione svizzera di Reporter senza frontiere, chiede una correzione rapida. A suo giudizio, nella Berna federale manca un sufficiente senso d’urgenza. Questa critica è una valutazione politica del modo in cui viene affrontata la decisione. Il punto di partenza giuridico resta invece l’incompatibilità della regolamentazione vigente con il diritto superiore, accertata dal tribunale.

Per il Consiglio federale e il Parlamento, la sfida consiste nel conciliare gli interessi della sicurezza e la tutela dei diritti fondamentali in un quadro legislativo solido. Non si tratta necessariamente di scegliere tra attività informative e sfera privata. La domanda decisiva è a quali condizioni questa sorveglianza possa essere ammessa e come garantire una protezione efficace alle comunicazioni particolarmente sensibili.

Che cosa deve garantire la correzione

Per chi vive in Svizzera, alla fine non conta soltanto che la legge venga modificata, ma che cosa una modifica protegga concretamente. Servono regole chiare, capaci di delimitare in modo comprensibile gli interventi consentiti. È altrettanto importante che il rispetto di questi limiti possa essere controllato efficacemente. Una generica promessa di riservatezza non risolve il conflitto.

Non è possibile indicare qui un calendario concreto per i correttivi. Il compito, però, è chiaro: rendere il quadro legislativo compatibile con i diritti fondamentali. Fino ad allora, la protezione del segreto professionale rimane un banco di prova centrale per la politica svizzera in materia di attività informative. E una questione che va ben oltre le professioni direttamente interessate.

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