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Dopo i disordini di Parigi, la Gioventù socialista prepara uno sciopero in Svizzera

Esponenti svizzeri della Gioventù socialista hanno manifestato sabato a Parigi. Ora coordinano proteste contro militarizzazione e austerità per il 20 novembre in diverse città svizzere. Non prevedono disordini.

Redazione 26news4 min di lettura
Manifestanti durante una protesta a Parigi.
Manifestanti durante una protesta a Parigi.

Esponenti della Gioventù socialista svizzera hanno partecipato sabato 17 ottobre a una manifestazione a Parigi, nel cui contesto si sono verificati gravi disordini. Ora la mobilitazione internazionale vuole portare la protesta anche nelle strade svizzere: per il 20 novembre sono previste manifestazioni in diverse città, nell’ambito di uno sciopero giovanile coordinato dalla Gioventù socialista. Fra i partecipanti a Parigi figuravano il vicepresidente vallesano Julien Berthod e Antonin Fournier, membro del comitato della sezione neocastellana.

I preparativi svizzeri si inseriscono dunque nel clima lasciato da un fine settimana di proteste violente in Francia. Nel Paese sono state arrestate oltre 1200 persone e diverse centinaia di poliziotti sono rimasti feriti. Sono cifre riferite alla Francia nel suo insieme, non alla sola manifestazione parigina. La presenza di cittadini svizzeri alle proteste non implica, tuttavia, un loro coinvolgimento nei disordini. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non dispone finora di informazioni su svizzeri arrestati o feriti.

All’origine, un incontro internazionale

Berthod e Fournier si erano recati a Parigi per un incontro fra 27 organizzazioni provenienti da oltre dieci Paesi. L’obiettivo era organizzare uno sciopero giovanile internazionale. La concomitanza con una grande manifestazione sarebbe stata casuale, spiega Berthod. Il lavoro di coordinamento oltre frontiera e la partecipazione al corteo costituivano quindi due momenti distinti del loro soggiorno nella capitale francese.

Per la giornata di mobilitazione, Berthod indica due temi centrali: «Con lo sciopero giovanile protestiamo contro la militarizzazione e le politiche di austerità in Europa». La Gioventù socialista colloca così l’iniziativa in una cornice europea. Non è ancora stato precisato quali rivendicazioni concrete saranno al centro delle singole manifestazioni svizzere. Non sono stati indicati neppure le città coinvolte, i percorsi dei cortei e il numero di partecipanti atteso.

L’organizzazione sarà decentrata. La Gioventù socialista coordinerà le iniziative, mentre i gruppi locali dovranno preparare autonomamente le rispettive manifestazioni. Non è dunque previsto un unico corteo nazionale verso il quale far convergere tutti i partecipanti, ma una data comune per più proteste locali. Resta da vedere quanto sarà ampia l’alleanza che si formerà in Svizzera attorno a questo appuntamento.

Berthod non prevede violenze analoghe

Il vicepresidente della Gioventù socialista non si aspetta in Svizzera disordini simili a quelli francesi. Afferma di non aver assistito personalmente alle violenze di Parigi: si trovava nella parte anteriore di un corteo autorizzato. Il suo racconto riguarda quindi il tratto della manifestazione che ha vissuto in prima persona, e non descrive l’intero svolgimento degli eventi nella capitale.

Berthod riconduce i disordini alla disperazione di molte persone di fronte alla povertà e a condizioni di vita precarie. Accusa inoltre il Governo francese di mettere in primo piano la violenza di singoli manifestanti, distogliendo così l’attenzione dalle rivendicazioni politiche. È la sua interpretazione politica dell’escalation, che non chiarisce chi sia responsabile dei singoli atti di violenza.

Per le iniziative previste in Svizzera, questa distinzione è importante: partecipare a una manifestazione, sostenerne le richieste e prendere parte a episodi violenti non sono la stessa cosa. Al tempo stesso, l’aspettativa di Berthod di uno sciopero giovanile pacifico resta una valutazione formulata prima dell’evento. Come si svolgeranno effettivamente le manifestazioni si vedrà soltanto il 20 novembre.

A Parigi anche altri gruppi svizzeri

Oltre agli esponenti della Gioventù socialista, alle proteste parigine ha partecipato il Gruppo anarchico di Berna, che ha pubblicato immagini dalla capitale francese. Fra queste figurava la fotografia di una porta danneggiata con la scritta «Free Andi». Il riferimento è ad Andrea Stauffacher, esponente zurighese dell’estrema sinistra, che mercoledì 21 ottobre deve comparire in tribunale per violenza e minaccia contro funzionari.

La pubblicazione di quella fotografia non dimostra, di per sé, chi abbia danneggiato la porta o tracciato la scritta. Non consente neppure di dedurre un legame organizzativo fra il gruppo bernese e lo sciopero giovanile coordinato dalla Gioventù socialista. La partecipazione svizzera alle proteste francesi comprende attori politici diversi; non risulta una pianificazione comune a tutti i gruppi citati.

In Francia sono già previste altre manifestazioni per il prossimo fine settimana. Un gruppo antifascista ginevrino intende partecipare a una contromanifestazione in occasione del congresso del Rassemblement National a Orléans. La mobilitazione oltre frontiera proseguirà quindi ancora prima della giornata di protesta annunciata nelle città svizzere per il mese di novembre.

Che cosa significa la protesta per la Svizzera

In Svizzera, le rivendicazioni annunciate si confrontano con procedure politiche diverse da quelle francesi. Accanto alle manifestazioni esistono strumenti di democrazia diretta come le iniziative e i referendum. Le proteste di piazza rimangono comunque un mezzo per dare visibilità alle richieste e creare pressione politica. Non è ancora chiaro se lo sciopero giovanile si concentrerà su specifiche decisioni di bilancio svizzere o su progetti di politica di sicurezza.

Agli organizzatori resta circa un mese prima del 20 novembre. Sarà ora decisivo capire quali gruppi locali aderiranno, quali richieste formuleranno e come organizzeranno le manifestazioni sul posto. Per il momento sono confermati la data comune e il ruolo di coordinamento della Gioventù socialista. Non vi è invece alcun piano documentato per trasferire in Svizzera i disordini verificatisi in Francia.

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