Penalizzazione del matrimonio: perché la Svizzera torna a votare sulle imposte dei coniugi
Il 29 novembre si vota sull’iniziativa del Centro. PLR, Verdi liberali, PS e Verdi temono due sistemi fiscali paralleli. Per il Centro, la scelta del modello resta aperta.

L’abolizione della penalizzazione fiscale del matrimonio è decisa, ma lo scontro su come attuarla si riapre. Lunedì 19 ottobre, a Berna, rappresentanti di PLR, Verdi liberali, PS e Verdi hanno ribadito la loro opposizione all’iniziativa del Centro per imposte eque. La Svizzera voterà il 29 novembre, poco più di otto mesi dopo il sì all’imposizione individuale. Per coniugi e amministrazioni fiscali torna dunque la domanda: come saranno tassate le persone sposate?
Le due proposte dichiarano lo stesso obiettivo: evitare che le coppie sposate siano fiscalmente svantaggiate rispetto ai conviventi. I modelli, però, sono profondamente diversi. La riforma già accettata tassa separatamente ciascun coniuge; il Centro mantiene invece l’imposizione congiunta. La sua iniziativa riguarda inoltre le imposte federali, non quelle cantonali e comunali.
Un verdetto popolare, due strade diverse
L’8 marzo l’elettorato ha approvato l’imposizione individuale con poco più del 54 per cento di sì. In futuro, ogni persona sposata dovrà compilare una propria dichiarazione d’imposta e sarà tassata separatamente. La riforma dovrebbe entrare in vigore nel 2032 a livello federale, cantonale e comunale. Nei Cantoni i preparativi sono già cominciati.
L’eliminazione della penalizzazione del matrimonio è quindi decisa politicamente, ma non ancora applicata. Lo svantaggio nasce quando, per effetto dell’imposizione congiunta e della progressione fiscale, i coniugi pagano più di due conviventi non sposati. Può riguardare sia coppie che esercitano un’attività professionale sia coppie di pensionati.
Il Centro aveva depositato una propria iniziativa popolare per eliminare questa disparità, un tema centrale per il partito da decenni. Dopo la votazione di marzo ha deciso di mantenerla, sostenendo fra l’altro che la popolazione non aveva ancora potuto scegliere fra i diversi modelli per abolire la penalizzazione.
Il 29 novembre non si tratterà dunque semplicemente di confermare o respingere uno sgravio per le coppie svantaggiate. Si deciderà piuttosto se affiancare all’imposizione individuale già approvata una disposizione costituzionale sull’imposizione congiunta a livello federale.
Gli oppositori temono più burocrazia
Contro l’iniziativa si schiera sostanzialmente l’alleanza che in primavera aveva sostenuto l’imposizione individuale. A Berna erano presenti la consigliera nazionale dei Verdi Franziska Ryser, la consigliera agli Stati socialista Eva Herzog, la consigliera nazionale verde liberale Kathrin Bertschy, la consigliera nazionale PLR Simone de Montmollin e il copresidente del PLR Benjamin Mühlemann.
Il loro principale timore è che un sì produca regole diverse ai vari livelli istituzionali. Per le imposte cantonali e comunali resterebbe decisa l’imposizione individuale, mentre la Confederazione dovrebbe tornare a considerare insieme i coniugi. Sul manifesto della campagna, gli oppositori parlano di «caos fiscale».
Mühlemann ha affermato che la popolazione potrebbe dover compilare «nel peggiore dei casi tre dichiarazioni d’imposta». È l’avvertimento su un possibile scenario di attuazione, non una conseguenza già certa dell’iniziativa. L’entità dell’onere supplementare dipenderebbe dalle modalità concrete scelte.
In caso di sì, il Consiglio federale dovrebbe introdurre entro tre anni un calcolo alternativo dell’imposta federale per i coniugi. Restano invece aperti interrogativi sulla soluzione a lungo termine. Herzog ha definito l’iniziativa una «scatola a sorpresa», osservando: «Non è chiaro se si tratterà di splitting integrale, splitting parziale o calcolo alternativo dell’imposta». La distinzione è centrale: dal modello dipendono sia la distribuzione degli sgravi sia le conseguenze finanziarie.
Parità e volontà popolare al centro dello scontro
Per gli oppositori, oltre al lavoro amministrativo, è in gioco anche la parità. Bertschy ha definito il ritorno all’imposizione congiunta un «passo indietro». A suo giudizio, verrebbe favorito un modello familiare in cui è l’uomo a percepire il reddito principale.
Alla base vi è una differenza fondamentale: con l’imposizione individuale ogni persona viene considerata autonomamente ai fini fiscali. Con quella congiunta, l’unità determinante resta la coppia sposata. Il fatto che entrambe le strade mirino a eliminare la penalizzazione del matrimonio non le rende dunque riforme equivalenti.
L’alleanza ha criticato soprattutto la scelta del Centro di non ritirare l’iniziativa dopo il voto di marzo. Mühlemann ha parlato di «ostinazione» e di un inutile «giro supplementare». Herzog ha definito «antidemocratico» il mantenimento della proposta.
Il Centro interpreta diversamente la situazione: ritiene che la precedente votazione non abbia risolto definitivamente la questione del modello. Nella campagna si confrontano quindi due letture politiche: il richiamo a una decisione popolare già presa e la rivendicazione di sottoporre al voto anche una soluzione diversa.
Che cosa rischiano Confederazione e Cantoni
Consiglio federale e Parlamento respingono l’iniziativa. Il Governo invoca in particolare l’incertezza sull’attuazione e le elevate minori entrate. Inoltre, a beneficiare degli sgravi sarebbe lo stesso gruppo già interessato dall’imposizione individuale approvata. Herzog ha quantificato le conseguenze finanziarie, a seconda del modello, fra 700 milioni e 3 miliardi di franchi.
Il Centro può contare sul sostegno di UDC e Partito evangelico. Entro il 29 novembre, i favorevoli dovranno spiegare perché serva ancora la loro soluzione, nonostante i preparativi in corso per l’imposizione individuale. Gli oppositori dovranno invece distinguere fra le conseguenze inevitabili che paventano e quelle dipendenti dall’attuazione.
Per i Cantoni è in gioco la certezza della pianificazione; per le coppie sposate, la chiarezza delle regole e il futuro lavoro necessario per compilare la dichiarazione d’imposta. Un no lascerebbe intatto il percorso deciso verso l’imposizione individuale. Un sì introdurrebbe ulteriori vincoli per la Confederazione, riaprendo la questione di come conciliarli con la riforma prevista per il 2032.
Potrebbe interessarti
Bellinzona, 14 milioni per la sede dei pompieri: ma la progettazione si ferma
4′
Sorveglianza di Internet: perché la legge svizzera non tutela abbastanza i diritti fondamentali
4′
Violenza domestica, la nuova legge divide il Gran Consiglio grigionese
4′

Dopo i disordini di Parigi, la Gioventù socialista prepara uno sciopero in Svizzera
4′
Yemen, missili Huthi sulle reclute: almeno 53 morti in un campo di addestramento
4′
Trump apre a un vertice sull’Ucraina con Putin e Xi, ma senza Zelensky
4′
