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Horgen, genitori accusati di aver maltrattato la figlia fin dalla prima infanzia

La giovane, oggi 24enne, soffre di un disturbo post-traumatico da stress. La procuratrice chiede pene detentive di diversi anni per entrambi i genitori.

Redazione 26news4 min di lettura
La stazione di Horgen Oberdorf a Horgen, nel canton Zurigo.
La stazione di Horgen Oberdorf a Horgen, nel canton Zurigo.

Al Tribunale distrettuale di Horgen, nel canton Zurigo, due genitori devono rispondere di gravi accuse di violenza in famiglia: avrebbero maltrattato la figlia, oggi 24enne, fin dalla prima infanzia. Sono accusati di averla picchiata, stretta al collo e chiusa fuori casa. La giovane soffre di un disturbo post-traumatico da stress. La procuratrice chiede per entrambi pene detentive di diversi anni. Per i due imputati vale la presunzione d’innocenza.

Il procedimento non riguarda dunque un singolo conflitto, ma presunti maltrattamenti che sarebbero cominciati in una fase della vita particolarmente vulnerabile. Al centro vi sono le condotte dei genitori e le responsabilità penali che potranno essere dimostrate per ciascuno di loro. Una questione distinta dalle conseguenze sulla salute di cui soffre oggi la figlia.

Accuse gravi contro entrambi i genitori

Percosse, strette al collo, esclusione dall’abitazione: le condotte contestate descrivono forme diverse di presunta violenza. Le aggressioni fisiche possono provocare lesioni immediate e paura. Per un bambino, essere chiuso fuori casa può significare anche perdere l’accesso alla protezione e alle cure. La valutazione penale dei singoli episodi dipende però dalle circostanze concrete. Un giudizio generale non può sostituire l’esame del tribunale.

Per comprendere il caso è essenziale il fatto che i maltrattamenti sarebbero iniziati nella prima infanzia. I bambini piccoli dipendono fortemente dalle persone che si occupano di loro. Non possono cambiare autonomamente la propria situazione e spesso non sono ancora in grado di comprendere ciò che subiscono. Quando le accuse riguardano i genitori, la violenza investe proprio il luogo e i legami che dovrebbero offrire sicurezza.

Chiedendo pene detentive di diversi anni, la procuratrice sollecita una sanzione incisiva. Ma una richiesta di pena non è una sentenza. Spetta al tribunale stabilire autonomamente quali accuse siano provate, come vadano qualificate giuridicamente e quale pena sia eventualmente adeguata. Anche la responsabilità dei genitori va esaminata separatamente: essere entrambi genitori non comporta una colpevolezza penale comune.

Le conseguenze del trauma

La figlia, oggi 24enne, soffre di un disturbo post-traumatico da stress. Questa patologia può insorgere dopo esperienze traumatiche. Fra i possibili sintomi figurano ricordi che riaffiorano involontariamente, problemi di sonno, uno stato di allerta accentuato o la tendenza a evitare situazioni che richiamano quanto vissuto. Da ciò non è però possibile dedurre quali sintomi presenti concretamente la giovane.

Un disturbo conseguente a un trauma può segnare la quotidianità ben oltre la fine della situazione che lo ha provocato. Può rendere più difficili le relazioni, la formazione o l’attività lavorativa. Si tratta di possibili effetti generali, non di constatazioni sulla vita personale della figlia. È essenziale distinguere la sofferenza nota della giovane da ulteriori supposizioni sulla sua vita, per le quali non vi sono elementi.

Anche nel procedimento penale occorre tenere separate le questioni mediche da quelle giuridiche. Una diagnosi descrive uno stato di salute, ma da sola non stabilisce chi abbia commesso un determinato reato. Viceversa, il tempo trascorso dai presunti abusi non permette di concludere che le conseguenze debbano essere state superate. Per le persone coinvolte e per la giustizia possono quindi contare orizzonti temporali molto diversi.

Che cosa deve accertare il tribunale

In un procedimento penale svizzero, l’onere della prova spetta all’accusa. Una persona imputata non deve dimostrare la propria innocenza. Se dalla valutazione delle prove rimangono dubbi insormontabili sui fatti alla base di un reato contestato, occorre partire dalla situazione più favorevole all’imputato. Questo principio vale anche di fronte ad accuse particolarmente gravi e dal forte impatto emotivo.

Ricostruire presunti episodi di violenza in famiglia può essere complesso. Spesso gli abusi avvengono senza testimoni estranei ai fatti. Ciò non significa né che un’accusa sia fondata né che sia impossibile provarla. Le dichiarazioni, il loro contesto e gli altri mezzi di prova devono essere valutati con cura. Queste considerazioni non indicano quali prove siano concretamente disponibili nel procedimento di Horgen.

Per determinare un’eventuale pena contano, fra l’altro, la colpa, le circostanze concrete del reato e la situazione personale dell’imputato. La richiesta della procuratrice mostra quale conseguenza ritenga adeguata, ma non anticipa la decisione del Tribunale distrettuale. Il giudizio sulle responsabilità resta affidato ai giudici.

L’aiuto non deve attendere una sentenza

Il caso tocca una questione importante per le persone coinvolte in tutta la Svizzera, anche oltre Horgen: per ricevere sostegno non occorre aspettare la conclusione di un procedimento penale. I consultori cantonali di aiuto alle vittime offrono consulenza a chi ha subito, a causa di un reato, una lesione della propria integrità fisica, psichica o sessuale. La consulenza è gratuita e confidenziale; in linea di principio non è necessario aver presentato una denuncia penale.

Per i bambini attualmente in pericolo esistono inoltre strutture di protezione dei minori. In caso di pericolo immediato è competente la polizia. Questi servizi non sostituiscono né il percorso di elaborazione della violenza né il procedimento giudiziario. Possono però offrire protezione e orientamento, indipendentemente dal tempo necessario per chiarire le responsabilità penali.

Nel procedimento di Horgen resta decisivo l’esame giudiziario delle accuse. Le pene detentive richieste esprimono la posizione dell’accusa, non l’esito del processo. Sarà il Tribunale distrettuale a stabilire se, e in quale misura, i genitori debbano rispondere penalmente delle condotte contestate.

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