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L’acqua c’è, ma non ovunque: perché i Comuni svizzeri hanno bisogno di nuove condotte

Sorgenti prosciugate e contaminazioni chimiche mettono sotto pressione i piccoli acquedotti. Due associazioni chiedono più collegamenti tra Comuni e un diverso uso della pioggia.

Redazione 26news4 min di lettura
La fontana della Bärenplatz a Berna, davanti a Palazzo federale.
La fontana della Bärenplatz a Berna, davanti a Palazzo federale.

La Svizzera dispone di acqua a sufficienza, eppure l’approvvigionamento potabile di singoli Comuni è sotto pressione. Dopo un’estate povera di piogge, l’Associazione svizzera dell’industria del gas e delle acque (SVGW) e l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque (VSA) segnalano rischi crescenti per le reti locali. Le richieste riguardano sia le condotte tra località sia tetti, aree verdi e precipitazioni: occorre distribuire meglio l’acqua e trattenerla dove cade.

Ciò che per la popolazione è scontato diventa così un compito che supera i confini comunali. Una località può soffrire di carenza d’acqua anche quando le riserve nazionali sono sufficienti. Non conta soltanto la quantità complessiva, ma la disponibilità di acqua pulita nel posto giusto, anche quando una sorgente si prosciuga o una captazione viene esclusa per contaminazione.

Ai piccoli acquedotti servono alternative

In Svizzera circa 2400 strutture assicurano l’approvvigionamento di acqua potabile. Si tratta prevalentemente di aziende comunali o cooperative. Più della metà serve Comuni con meno di 2000 abitanti utilizzando acqua prelevata localmente. Per la SVGW questa organizzazione su piccola scala rappresenta, in linea di principio, un punto di forza: una rete decentralizzata e interconnessa può resistere meglio alle difficoltà.

Proprio nei piccoli acquedotti emerge però quanto siano decisivi i collegamenti. Durante l’estate povera di piogge alcune sorgenti si sono prosciugate, soprattutto nelle regioni di montagna. Sempre più piccoli sistemi alimentati da acqua sorgiva devono chiudere. Chi dipende da un’unica sorgente non dispone di un’alternativa propria quando questa viene meno.

Il direttore della SVGW Michael Meier sottolinea quindi che i Comuni non dovrebbero dipendere da una sola fonte di approvvigionamento. Nuove condotte di collegamento permetterebbero alle reti vicine di aiutarsi nei periodi di penuria. Per arrivare regolarmente ai rubinetti, l’acqua non dovrebbe necessariamente essere prelevata nel luogo in cui viene consumata.

L’associazione chiede di proseguire l’ampliamento di questi collegamenti, anche con finanziamenti pubblici. Per i Comuni non si tratta dunque soltanto di gestire gli impianti esistenti: servono investimenti e una pianificazione che consideri il fabbisogno oltre il proprio comprensorio. Una condotta verso il Comune vicino può rendere accessibile una riserva che manca localmente.

Quando l’ostacolo è la qualità

Oltre alla siccità, sui piccoli acquedotti pesano le contaminazioni chimiche. La SVGW cita in particolare i nitrati e i prodotti di degradazione dei pesticidi. Emerge così un secondo problema: anche quando una sorgente o una falda fornisce acqua in quantità sufficiente, questa non è necessariamente utilizzabile senza ulteriori interventi come acqua potabile.

A giudizio dell’associazione, in alcuni casi l’acqua contaminata chimicamente non può più essere trattata in modo sicuro. Dove il trattamento è possibile, possono essere necessari impianti specifici: costosi, ad alto consumo energetico e bisognosi di personale specializzato. Per le piccole aziende, la potabilizzazione diventa quindi una sfida finanziaria e operativa considerevole.

La SVGW critica inoltre i valori massimi fissati a livelli bassi per precauzione, che costringerebbero alcuni piccoli acquedotti a chiudere, benché, a suo avviso, le sostanze interessate non siano dannose per la salute a quelle concentrazioni. È una valutazione dell’associazione, non un via libera generalizzato alle contaminazioni. I requisiti che l’acqua potabile deve rispettare restano una questione distinta dalla capacità di una piccola azienda di finanziarne il rispetto.

Le associazioni non descrivono dunque un’emergenza nazionale dell’acqua potabile. Richiamano l’attenzione sulle fragilità locali: assenza di alternative, sorgenti prosciugate e contaminazioni che ostacolano l’utilizzo dell’acqua. Questa combinazione può colpire singoli Comuni senza che la Svizzera, nel suo insieme, rimanga a secco.

Trattenere la pioggia invece di allontanarla

Il secondo intervento comincia molto prima della captazione e del trasporto nelle condotte. La copresidente della VSA Anja Herlyn chiede un cambiamento fondamentale nella gestione delle precipitazioni: «Finora ci siamo chiesti come liberarci della pioggia. Ora diciamo: come possiamo trattenerla?».

Sulle superfici edificate e agricole molta acqua scorre via anziché infiltrarsi nel terreno. Per la VSA, il deflusso può essere fino a dieci volte maggiore rispetto, per esempio, a un suolo boschivo. L’acqua allontanata rapidamente viene a mancare dove è caduta: al terreno, alle piante, agli animali e anche al raffrescamento.

Nel contempo, piogge intense dopo lunghi periodi siccitosi possono provocare gravi danni. I terreni inariditi talvolta assorbono male l’acqua, mentre le superfici impermeabilizzate ne impediscono l’infiltrazione. Molta pioggia concentrata in poco tempo non risolve quindi automaticamente i problemi creati dalla precedente assenza di precipitazioni.

Che cosa dovrebbe cambiare nei Comuni

La VSA indica misure concrete per trattenere più acqua sul posto, tra cui tetti piani e facciate ricoperti di vegetazione. L’acqua piovana raccolta sui tetti potrebbe inoltre essere convogliata attraverso tubi verso aree verdi vicine, anziché finire direttamente nelle canalizzazioni.

Per i Comuni svizzeri si delineano due compiti complementari. Da un lato, rendere più sicuro l’approvvigionamento potabile grazie a ulteriori vie di rifornimento; dall’altro, organizzare le superfici in modo da sfruttare meglio le precipitazioni locali. Le nuove condotte aiutano a distribuire l’acqua, una diversa gestione della pioggia permette di trattenerla.

Le richieste delle associazioni non costituiscono ancora un programma di ampliamento approvato. I prossimi passi riguardano la pianificazione, la collaborazione e il finanziamento. La sfida è prepararsi prima che l’unica sorgente disponibile venga meno, senza attendere che l’interruzione imponga di cercare un’alternativa. Perché la ricchezza d’acqua della Svizzera, da sola, non garantisce un approvvigionamento sicuro a ogni singolo Comune.

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