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Schmid rinuncia: per il Consiglio federale all’UDC resta per ora soltanto Amaudruz

Anche il responsabile dell’asilo del partito rinuncia alla successione di Guy Parmelin. A tre giorni dalla scadenza, c’è una sola candidata ufficiale. Diversi nomi restano però in gioco.

Redazione 26news4 min di lettura
Sala di rappresentanza del Consiglio federale accanto alla sala del Consiglio nazionale, a Palazzo federale a Berna.
Sala di rappresentanza del Consiglio federale accanto alla sala del Consiglio nazionale, a Palazzo federale a Berna.

Pascal Schmid non vuole entrare in Consiglio federale. Il consigliere nazionale turgoviese dell’UDC, 50 anni, ha escluso martedì 20 ottobre una candidatura alla successione del presidente della Confederazione Guy Parmelin. Preferisce concentrarsi sull’elezione al Consiglio degli Stati del prossimo anno. Per l’elezione suppletiva di dicembre resta dunque una sola candidata ufficiale: la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz. Alla scadenza del termine interno per le candidature, fissata a venerdì, mancano tre giorni.

La decisione di Schmid tocca un punto sensibile per il partito. Responsabile del dossier asilo nell’UDC, il consigliere nazionale corrispondeva particolarmente bene al profilo ricercato per la successione. Il partito ha precisato che le persone candidate devono essere in grado di assumere anche questo dossier in Consiglio federale. Christoph Blocher aveva inoltre riconosciuto pubblicamente a Schmid capacità e doti di conduzione, richiamandone l’esperienza di ex giudice.

Schmid, che siede in Consiglio nazionale da appena tre anni, ha però altre priorità. Chiarisce la propria posizione, senza considerare chiusa la ricerca di candidature. Si aspetta anzi altri annunci: «Da qui alla scadenza di venerdì succederanno ancora parecchie cose».

Una rinuncia dopo l’altra

Da quando Parmelin ha annunciato le dimissioni all’inizio di ottobre, l’elenco delle rinunce si è allungato molto più di quello delle candidature. La consigliera nazionale grigionese Magdalena Martullo-Blocher si è chiamata fuori presto. In seguito hanno rinunciato anche la consigliera agli Stati sangallese Esther Friedli e la consigliera di Stato zurighese Natalie Rickli. Entrambe figuravano nella cerchia ristretta delle possibili successore.

Non sono disponibili neppure il consigliere di Stato svittese André Rüegsegger e il consigliere nazionale solettese Christian Imark. Con Schmid viene meno un altro esponente che ricopre una funzione importante nel partito e che, per le competenze richieste, sarebbe apparso una scelta naturale.

Da queste rinunce non si può tuttavia ricavare una spiegazione unica. Schmid indica un obiettivo alternativo concreto: la candidatura al Consiglio degli Stati. Il fatto che diversi nomi noti si siano ritirati non significa nemmeno che, alla fine, arriverà una sola candidatura. Si restringe però la cerchia delle personalità fra cui il partito potrà scegliere per comporre la propria lista ufficiale.

Amaudruz è pronta, ma la designazione resta aperta

Céline Amaudruz ricopre una funzione di rilievo quale vicepresidente dell’UDC svizzera. La ginevrina è una persona di fiducia del presidente della Confederazione uscente ed è conosciuta nella Svizzera romanda. Finché nessun altro si farà ufficialmente avanti, resterà al centro del dibattito sulla successione.

Il suo peso nel gruppo parlamentare non viene però valutato ovunque allo stesso modo. Soprattutto nella Svizzera tedesca vi sono riserve sull’idea che la visibilità pubblica e la carica ai vertici del partito bastino a conferirle una posizione preminente fra i parlamentari UDC. Essere l’unica candidata dichiarata non le garantisce quindi la designazione.

D’altro canto, il numero per ora esiguo di candidature aumenta la pressione sui responsabili della scelta. Se il partito non volesse includere Amaudruz nella lista ufficiale, dovrebbe presentare alternative convincenti. Senza altre candidature, sarebbe politicamente difficile spiegare l’esclusione proprio della propria vicepresidente.

Per il maggiore partito del Paese e del Parlamento è in gioco anche la capacità di proporre personalità per il governo. Già il Centro, circa un anno e mezzo fa, aveva faticato a comporre una lista di due candidati per la successione di Viola Amherd. Ora l’UDC deve dimostrare di poter offrire una vera scelta per il seggio che si libera.

Chi potrebbe ancora farsi avanti dai vertici

Diversi esponenti noti dell’UDC non hanno finora rinunciato. Tra loro figurano il consigliere nazionale lucernese Franz Grüter, il consigliere nazionale e imprenditore zurighese Thomas Matter e il consigliere nazionale vallesano Michael Graber. Quest’ultimo continua a valutare una candidatura. Non aver detto di no, tuttavia, non equivale a essersi candidati.

L’attenzione si concentra in particolare sul capogruppo Thomas Aeschi, di Zugo. Si era già candidato al Consiglio federale nel 2015, quando gli era stato preferito Guy Parmelin. Un primo tentativo fallito non preclude un’elezione successiva: anche la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter è entrata nel governo federale al secondo tentativo.

Una candidatura proveniente da questa cerchia darebbe ulteriore peso alla procedura. Resta però da vedere se qualcuno dei vertici del partito si metterà davvero a disposizione. Entro venerdì, dai nomi che circolano dovrà emergere un quadro concreto delle candidature.

I Cantoni potrebbero ampliare la scelta

Accanto ai parlamentari federali vengono menzionati due consiglieri di Stato: Pierre-Alain Schnegg, di Berna, e Jean-Pierre Gallati, di Argovia. Entrambi sono responsabili dell’asilo nei rispettivi Cantoni e soddisferebbero quindi un requisito centrale dell’UDC. Schnegg, francofono, potrebbe inoltre ampliare la scelta sul piano linguistico.

La loro esperienza in un esecutivo potrebbe contare anche oltre i confini del partito. Chi lavora già in un governo cantonale conosce le esigenze delle decisioni collegiali. Proprio per la sinistra parlamentare, questa esperienza può rappresentare un argomento nella valutazione di una candidatura UDC.

A decidere la successione di Parmelin sarà infatti l’Assemblea federale plenaria, non la sola UDC. Anche la successiva ripartizione dei dipartimenti spetterà al Consiglio federale stesso: il profilo richiesto in materia d’asilo non garantisce l’assegnazione di una determinata competenza. Per ora, tuttavia, gli sguardi sono rivolti a venerdì. Allora si vedrà se Amaudruz avrà concorrenti e quanto ampia sarà davvero la scelta su cui l’UDC potrà basarsi per l’elezione di dicembre.

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