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Molestie sul bus a San Gallo: le donne chiedono più protezione durante i viaggi

Dopo le presunte molestie sessuali a due studentesse sulla linea 9, i trasporti pubblici valutano nuove misure di sicurezza. Le donne raccontano come la paura cambia le loro abitudini.

Redazione 26news4 min di lettura
Il filobus a doppia articolazione 193 delle VBSG sulla linea 2 alla stazione di San Gallo, nel 2024.
Il filobus a doppia articolazione 193 delle VBSG sulla linea 2 alla stazione di San Gallo, nel 2024.

Un presunto episodio di molestie sessuali ai danni di due studentesse su un bus della linea 9 di San Gallo riapre la questione della sicurezza sui trasporti pubblici. Un uomo si sarebbe masturbato accanto alle giovani durante il tragitto. Una di loro, dopo essere scesa, ha notato dello sperma sui pantaloni. Ora l’azienda dei trasporti pubblici di San Gallo, VBSG, valuta ulteriori misure di protezione. Le donne chiedono una presenza più visibile e raccontano come la paura condizioni i loro spostamenti.

Quando l’uomo si è ripresentato, una delle studentesse, aiutata da altri passeggeri, lo ha trattenuto fino all’arrivo della polizia. Nei confronti del sospettato, un cittadino svizzero di 39 anni, è stato disposto un divieto di accesso all’area dell’Università di San Gallo per 30 giorni. Vale la presunzione d’innocenza.

Per una delle studentesse coinvolte, questa misura non basta: i fatti non sono avvenuti nel campus. «In realtà servirebbero misure sui trasporti pubblici: tutti gli episodi si sono verificati lì». La domanda centrale è dunque come migliorare la protezione nei luoghi in cui le donne si spostano.

Al vaglio il personale di sicurezza

Le VBSG stanno esaminando misure supplementari, tra cui l’impiego di personale di sicurezza. Per ora non sono noti né una decisione né un calendario concreto. La valutazione in corso non equivale quindi alla promessa che sulla linea interessata viaggeranno in futuro addetti alla sicurezza.

I bus sono già dotati di videosorveglianza. Le registrazioni vengono conservate per tre giorni e possono essere utili nelle indagini di polizia. Questo breve periodo rende importante una segnalazione tempestiva, qualora le immagini possano contribuire a chiarire un episodio.

Christie Koller, responsabile della comunicazione e dello sviluppo aziendale delle VBSG, spiega: «Raccomandiamo ai nostri passeggeri di segnalare immediatamente osservazioni sospette o episodi al personale di guida oppure telefonicamente alle VBSG. In caso di aggressioni sessuali occorre inoltre avvertire subito la polizia, affinché si possa reagire rapidamente».

L’invito riguarda sia le persone coinvolte sia chi assiste ai fatti. Nel caso descritto, altri viaggiatori hanno aiutato una studentessa a trattenere il presunto autore fino all’arrivo della polizia. Un esempio dell’importanza di passeggeri attenti, che non sostituisce però una risposta sulle ulteriori misure di protezione che l’azienda adotterà.

Quando la paura decide il ritorno a casa

Le reazioni delle donne mostrano che l’insicurezza non si limita al momento della molestia. Influenza la decisione di prendere un bus, di spostarsi da sole di notte o di cercare un’alternativa per rientrare a casa. Sulle reti sociali, una donna scrive di aver ormai rinunciato del tutto ai trasporti pubblici.

Altre chiedono veicoli meno affollati. Il loro argomento è che su un bus pieno sia più difficile accorgersi di comportamenti molesti, tanto per gli altri passeggeri quanto attraverso le telecamere. Un’altra richiesta è che la polizia pattugli più spesso a piedi e salga su bus e treni. Una presenza visibile dovrebbe aiutare a spostarsi senza paura.

Emergono anche strategie personali di protezione. Paula indossa le cuffie per evitare che qualcuno le rivolga la parola. Se dovesse accadere qualcosa, prenderebbe il telefonino per filmare. Questa possibilità le dà un senso di sicurezza.

Lilith, 27 anni, ha cambiato abitudini per i rientri tardivi: «Di notte non uso quasi più i trasporti pubblici, ma ordino un Uber fino a casa». Meera, anche lei 27enne, chiede che gli uomini parlino maggiormente del problema. «Spesso non sanno quanto questo tema ci preoccupi». Il suo desiderio è chiaro: «Non voglio più sentirmi insicura, non voglio più provare questa paura».

Segnalazioni per riconoscere le ricorrenze

Nella politica cittadina, Lydia Wenger, copresidente del gruppo socialista, chiede che la protezione delle persone coinvolte sia considerata fin dall’inizio. «È decisivo che le misure siano efficaci e creino sicurezza». Wenger si era impegnata a favore di uno strumento per segnalare le molestie sessuali.

Da agosto, la Città di San Gallo offre la possibilità di segnalare in forma anonima molestie sessuali e altre discriminazioni. Si possono registrare anche episodi avvenuti nello spazio pubblico. Lo strumento serve a far emergere schemi ricorrenti, ma non sostituisce una denuncia alla polizia.

Che il problema sui trasporti pubblici vada oltre questo caso emerge da un sondaggio condotto nel 2019 tra oltre 4400 donne. Il 46 per cento aveva dichiarato di aver già subito molestie sui mezzi pubblici. Il dato descrive le esperienze delle partecipanti: non permette di stabilire quanto siano frequenti oggi episodi simili sulle singole linee di bus di San Gallo.

Corse più frequenti da dicembre

Per la linea 9, che serve anche l’università, le VBSG annunciano cambiamenti con il nuovo orario di dicembre. I bus dovrebbero circolare ogni quarto d’ora fino alle 20 circa. Durante le ore di punta del mattino e nei periodi di lezione è inoltre previsto un bus navetta tra la stazione di San Gallo e l’università.

Un’offerta più fitta può ampliare le possibilità di viaggio. Resta da capire se migliorerà anche il senso di sicurezza. Non è ancora chiaro nemmeno quali misure supplementari scaturiranno dalla valutazione in corso. Per le donne coinvolte, l’aspettativa è fondamentale: poter raggiungere l’università e tornare a casa senza dover rinunciare ai trasporti pubblici per paura.

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