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Berna, diritto di voto agli stranieri: la scelta potrebbe passare ai Comuni

Una commissione del Gran Consiglio sostiene il voto comunale facoltativo per chi non ha il passaporto svizzero. I requisiti sarebbero severi e l’ultima parola spetterebbe al popolo bernese.

Redazione 26news4 min di lettura
Il Palazzo del Municipio di Berna, fotografato nel 2024.
Il Palazzo del Municipio di Berna, fotografato nel 2024.

Nel Canton Berna, i Comuni potrebbero in futuro decidere autonomamente se concedere il diritto di voto alle persone straniere residenti. È quanto sostiene una maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche e delle relazioni esterne del Gran Consiglio. Il progetto arriva dopo ripetuti tentativi falliti negli ultimi due decenni. Il Parlamento cantonale lo esaminerà in novembre, ma per una votazione popolare bisognerà verosimilmente attendere almeno la fine del 2027.

La novità sta nell’approccio: il Cantone non introdurrebbe il diritto di voto agli stranieri in tutti i Comuni, ma darebbe loro la possibilità di farlo. Ciascuno sarebbe libero di scegliere. Il progetto lega così la partecipazione politica all’autonomia comunale. Per chi vive da tempo nel cantone senza avere la cittadinanza svizzera, il luogo di domicilio potrebbe quindi determinare la possibilità di esprimersi sulle questioni comunali.

Una scelta comunale, con requisiti severi

Anche nei Comuni che decidessero di introdurlo, il diritto di voto non sarebbe attribuito automaticamente a tutte le persone senza passaporto svizzero. Il progetto prevede diverse condizioni: dieci anni di residenza ininterrotta in Svizzera, di cui cinque nel Canton Berna, e il possesso di un permesso di domicilio C.

La socialista Samantha Dunning, portavoce della commissione e autrice della mozione all’origine del progetto, considera questi requisiti una prova d’integrazione. L’apertura proposta si rivolge dunque a persone che hanno da lungo tempo il centro della propria vita in Svizzera. Non basterebbero né un soggiorno breve né il solo possesso di un permesso di dimora.

Per i Comuni si tratterebbe di distinguere due passaggi. Dapprima dovrebbero decidere se aprire il diritto di voto alla popolazione straniera. Successivamente, soltanto le persone che soddisfano i criteri legali potrebbero beneficiarne. La riforma cantonale, da sola, non darebbe quindi immediatamente a nessuno la possibilità di votare nel proprio Comune di domicilio.

Il progetto riguarda esclusivamente il livello comunale. Non comporta un’estensione del diritto di voto alle questioni cantonali o federali. È una distinzione essenziale per comprenderne la portata: in discussione c’è la partecipazione alle decisioni del contesto locale, non una ridefinizione generale dei diritti politici in Svizzera.

Un nuovo tentativo dopo vent’anni

Le basi legali sono state elaborate dal Consiglio di Stato, sulla scorta di una mozione accolta due anni fa. Dal 2005, diversi tentativi erano già falliti in Parlamento. Nel 2010 anche l’elettorato bernese aveva respinto un progetto sul diritto di voto agli stranieri.

Questi precedenti aiutano a capire perché ora l’elemento centrale sia la libertà di scelta dei Comuni. Anziché imporre ovunque la stessa apertura politica, il Cantone creerebbe un quadro giuridico entro il quale sarebbero possibili decisioni comunali differenti. Il nuovo tentativo punta così sul margine di manovra locale, senza però risolvere il confronto di fondo su chi debba poter votare.

Dunning sottolinea che riforme di questo genere richiedono tempo. A tale proposito traccia un parallelo con il suffragio femminile: i cambiamenti politici devono essere proposti più volte prima di riuscire ad affermarsi. Il confronto serve a evidenziare l’importanza di riprovare, nonostante le sconfitte precedenti.

La maggioranza della commissione sostiene la strada dell’autonomia decisionale dei Comuni. Una minoranza resta invece fedele al principio secondo cui il diritto di voto deve essere riservato alle cittadine e ai cittadini svizzeri. Rimangono quindi contrapposte due concezioni: aprire la partecipazione locale agli stranieri residenti da molti anni oppure mantenere il legame tra diritti politici e cittadinanza svizzera.

In Romandia la partecipazione è già diffusa

In Svizzera, Berna non sarebbe un caso isolato. In Romandia, con l’eccezione del Vallese, le persone straniere dispongono già del diritto di voto a livello comunale. Possibilità analoghe esistono anche in alcuni cantoni della Svizzera tedesca. Le modalità concrete di accesso ai diritti politici variano dunque da un cantone all’altro.

Questo contesto federalista conta nel dibattito bernese. Il voto comunale agli stranieri non è un modello sconosciuto in Svizzera. La sua introduzione altrove non permette tuttavia di anticipare che cosa deciderebbero i Comuni bernesi o l’elettorato cantonale. I precedenti rifiuti mostrano che la situazione politica del cantone va valutata per sé.

Se il progetto fosse accolto, all’interno del Canton Berna potrebbero convivere Comuni che consentono agli stranieri residenti da lungo tempo di partecipare alle decisioni e altri che vi rinunciano. Questa diversità non sarebbe un effetto estraneo alla riforma, ma una componente del modello proposto.

La libertà comunale avrebbe quindi una conseguenza concreta per la popolazione interessata: persone con una durata di residenza comparabile e lo stesso tipo di permesso potrebbero avere possibilità differenti di partecipazione politica comunale a seconda del luogo in cui abitano.

Prima il Gran Consiglio, poi il popolo

Per attuare il progetto occorrerebbe modificare sia la Costituzione cantonale sia la legge sui Comuni. Il prossimo passaggio politico è previsto nella sessione di novembre del Gran Consiglio. Il sostegno della maggioranza della commissione rappresenta dunque un successo intermedio per i favorevoli, ma non equivale ancora a una decisione sull’introduzione del diritto di voto.

L’ultima parola spetterebbe al popolo bernese. Nel migliore dei casi, la votazione potrebbe svolgersi alla fine del 2027 o all’inizio del 2028. Anche un eventuale sì lascerebbe poi ai singoli Comuni la scelta se utilizzare la nuova possibilità, nel rispetto delle condizioni previste.

Fino ad allora resta aperta la domanda centrale: il Cantone vuole permettere ai propri Comuni di decidere autonomamente sulla partecipazione politica della popolazione straniera che risiede da lungo tempo sul loro territorio?

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