Petrolio, gas e armi: cosa c’è nei fondi sostenibili delle banche svizzere
Quasi tutti i fondi sostenibili esaminati dalla protezione dei consumatori detengono aziende legate alle energie fossili. Alle banche vengono chiesti criteri più severi e maggiore trasparenza.

Chi acquista un fondo sostenibile presso una banca svizzera non esclude automaticamente gli investimenti nelle energie fossili. Un’analisi della protezione dei consumatori mostra che quasi tutti i fondi esaminati delle maggiori banche svizzere detengono aziende di questo settore. Tra queste figurano gruppi petroliferi e del gas come Shell e Totalenergies, ma anche fornitori. Per i risparmiatori, la domanda è fondamentale: quanto corrisponde la promessa di sostenibilità agli investimenti effettivi?
L’analisi mette in evidenza una distinzione decisiva al momento dell’acquisto. Un prodotto finanziario può tenere conto di criteri di sostenibilità senza investire esclusivamente in imprese con attività particolarmente rispettose dell’ambiente. Chi desidera tenere i propri risparmi lontani da petrolio, gas o carbone non può dunque affidarsi soltanto al nome del fondo.
Nel mirino non ci sono solo i petrolieri
La protezione dei consumatori cita Shell e Totalenergies, entrambe attive nell’estrazione di petrolio e gas naturale. Le critiche riguardano anche imprese che forniscono tecnologie essenziali al settore fossile. L’esempio indicato è Siemens, con le sue turbine a gas e le soluzioni per la digitalizzazione. Nei fondi sono presenti anche aziende dell’industria degli armamenti.
L’indagine tocca quindi rapporti economici di natura diversa. Un gruppo che estrae petrolio ha un legame con le energie fossili diverso da quello di un’impresa industriale diversificata che, fra le altre attività, fornisce tecnologie al settore. La distinzione è importante: mostra quanto dovrebbe essere estesa un’esclusione delle attività fossili se comprendesse anche la catena dei fornitori.
Un’attenzione particolare è rivolta al fondo «Global Climate Equity» di PostFinance, che detiene 47 aziende contestate dalla protezione dei consumatori. Non è ancora disponibile una presa di posizione di PostFinance sulle critiche. Resta quindi da chiarire come l’istituto giustifichi le singole partecipazioni rispetto alla strategia d’investimento del fondo.
Il numero delle aziende, tuttavia, non indica quale quota del patrimonio sia investita in questi titoli. Una posizione modesta pesa sulla composizione del portafoglio diversamente da una partecipazione importante. Il conteggio non permette neppure di stabilire quanto incidano le attività fossili sul giro d’affari di un’impresa diversificata. Anche queste grandezze contano nella valutazione di un fondo.
Sostenibilità non significa sempre esclusione
Gli investimenti sostenibili possono seguire approcci differenti. Alcuni fondi escludono determinati settori o attività. Altri considerano criteri ambientali, sociali e di governo societario nella selezione degli investimenti e nella definizione del loro peso. Altri ancora intendono accompagnare le imprese nella trasformazione del modello aziendale. Questi metodi non portano necessariamente agli stessi portafogli.
Un fondo può, per esempio, confrontare le imprese all’interno di un settore anziché escluderlo interamente. In questo caso, anche titoli di un comparto controverso possono rimanere nel portafoglio. È un’impostazione diversa da quella di un prodotto che evita per principio le energie fossili. Per la clientela è essenziale capire quale logica venga effettivamente applicata.
Nemmeno l’acquisto di un’azione attraverso un fondo equivale automaticamente al finanziamento diretto di un nuovo progetto petrolifero o del gas. Di norma, i fondi comprano azioni in borsa da altri operatori. Rendono però i propri investitori economicamente partecipi delle aziende interessate. Chi vuole evitare questo coinvolgimento per ragioni ecologiche ha dunque bisogno di regole di selezione chiare.
La presenza di un singolo titolo non basta per concludere che un fondo violi i propri criteri. Può però mostrare che tali criteri non corrispondono alle aspettative della clientela. È proprio qui che assumono importanza informazioni sul prodotto comprensibili e verificabili, capaci di rendere leggibile la distanza fra aspettative e scelte d’investimento.
La richiesta: criteri più severi e trasparenti
La protezione dei consumatori chiede alle banche maggiore impegno e trasparenza. La direttrice Sara Stalder afferma: «Le banche devono assumersi maggiori responsabilità per un futuro sostenibile e applicare finalmente ai fondi sostenibili criteri adeguati, rigorosi e trasparenti».
La richiesta non riguarda soltanto il modo di presentare i prodotti, ma anche il loro contenuto. La trasparenza, da sola, non rende un fondo più ecologico. Permette tuttavia di riconoscere quali attività siano escluse, quali eccezioni siano ammesse e secondo quali parametri vengano selezionate le aziende. Criteri più rigorosi potrebbero inoltre modificare la composizione degli investimenti.
Per la piazza finanziaria svizzera è in gioco la credibilità di un’offerta espressamente associata alla sostenibilità. Le banche devono poter spiegare perché una determinata azienda figuri in un prodotto di questo tipo. Quanto più il nome di un fondo evoca la protezione del clima, tanto più è importante che il legame fra questa ambizione e la strategia d’investimento sia comprensibile.
Cosa verificare prima di investire
Per i risparmiatori svizzeri, anche in Ticino e nel Grigioni italiano, prima dell’acquisto vale dunque la pena esaminare la politica d’investimento e l’elenco delle partecipazioni. Occorre verificare se le energie fossili siano esplicitamente escluse, se vengano applicate soglie legate al fatturato e se i criteri comprendano anche i fornitori. Altrettanto importante è capire come il fondo tratti le aziende degli armamenti.
Non basta quindi fermarsi alla denominazione del prodotto: sono le regole applicate e le partecipazioni effettive a permettere di confrontare un investimento con le proprie aspettative. La differenza fra esclusione di un settore e selezione al suo interno resta centrale per chi vuole evitare determinate attività.
Rimane attesa la risposta di PostFinance alle contestazioni specifiche. Sul piano generale resta invece la richiesta della protezione dei consumatori: i fondi sostenibili dovrebbero investire secondo criteri più severi, adeguati e trasparenti. Per la clientela, il beneficio sarebbe soprattutto una base più chiara per decidere dove collocare il proprio denaro in modo coerente con le proprie convinzioni.
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