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Carburanti sotto pressione: perché la Svizzera attinge alle scorte obbligatorie

Il Reno in magra e i cantieri ferroviari ostacolano i rifornimenti. La Confederazione libera riserve di cherosene, ma al momento non vede una penuria critica.

Redazione 26news4 min di lettura
La raffineria di Cressier, nel canton Neuchâtel.
La raffineria di Cressier, nel canton Neuchâtel.

L’approvvigionamento di carburanti in Svizzera è sotto pressione, ma per la Confederazione non si profila una penuria acuta. Dopo che il 15 ottobre erano emerse disponibilità ridotte di cherosene all’aeroporto di Zurigo, l’attenzione si è concentrata sulle scorte obbligatorie. Roland Pfister, delegato all’approvvigionamento economico del Paese, ha autorizzato il ricorso a queste riserve. Il punto centrale della sua valutazione è chiaro: il problema riguarda le consegne, non la disponibilità di carburante sul mercato.

Per economie domestiche, imprese e viaggiatori, la distinzione è essenziale. Quando le vie di trasporto funzionano solo parzialmente, le giacenze in Svizzera possono diminuire anche se i prodotti petroliferi restano acquistabili. Le scorte obbligatorie servono a colmare questi vuoti. Liberarle significa quindi stabilizzare l’approvvigionamento: non è di per sé il segnale che stazioni di servizio, impianti di riscaldamento o aerei stiano per restare senza combustibile o carburante.

Due vie di trasporto ostacolate

La situazione è tesa già da marzo. A pesare particolarmente è il basso livello del Reno, conseguenza del forte caldo di quest’estate. Attraverso il fiume arriva perciò meno carburante in Svizzera. Contemporaneamente, i cantieri ostacolano il trasporto ferroviario. Due importanti vie di rifornimento risultano dunque limitate nello stesso momento.

Per garantire un approvvigionamento sufficientemente stabile, spiega Pfister, dovrebbero funzionare almeno due dei tre principali assi logistici. Attualmente, però, soltanto il terzo rimane pienamente operativo: l’oleodotto che raggiunge la raffineria di Cressier, nel canton Neuchâtel. Se gli altri due assi non assicurano volumi sufficienti, anche su quello rimasto può crearsi una strozzatura. La sua capacità di compensare le mancate consegne non è illimitata.

Le conseguenze si vedono nella riduzione delle giacenze, come all’aeroporto di Zurigo, dove si è quindi fatto ricorso alle riserve obbligatorie di cherosene. Stando alla valutazione di Pfister, tuttavia, non vi è mai stato un pericolo acuto di dover cancellare voli per mancanza di carburante. Proprio le scorte hanno permesso di prevenire una simile situazione.

Il coordinamento fra le vie di trasporto resta decisivo. La ferrovia può assorbire una parte dei quantitativi che normalmente giungono attraverso il Reno, come è avvenuto anche quest’estate, osserva Pfister. Se però anche la capacità ferroviaria è limitata, questa compensazione diventa più difficile. Non conta soltanto la disponibilità dei prodotti petroliferi, ma anche l’affidabilità dei collegamenti che li portano in Svizzera.

Che cosa garantiscono le scorte obbligatorie

L’autonomia prevista varia a seconda del prodotto. Per l’olio da riscaldamento e i carburanti, le scorte obbligatorie devono coprire in linea di principio un fabbisogno di quattro mesi e mezzo. Per il cherosene, l’obiettivo è di tre mesi. Questi periodi si riferiscono a una situazione in cui non arrivino ulteriori rifornimenti.

Non si tratta quindi di un conto alla rovescia verso lo svuotamento dei depositi. Petrolio e carburanti continuano a entrare in Svizzera. Poiché le importazioni non sono completamente interrotte, le riserve possono contribuire a coprire le lacune per un periodo sensibilmente più lungo. Pfister non si attende un arresto totale delle importazioni.

Le autonomie previste non equivalgono neppure a una fotografia delle giacenze attuali di ogni singolo deposito. Indicano quale fabbisogno le riserve obbligatorie devono garantire in linea di principio. Nel sistema di approvvigionamento corrente, queste scorte integrano le consegne che continuano ad arrivare. A fare la differenza sono l’ampiezza dello scarto fra rifornimenti e consumi e la sua durata.

È qui che emerge la funzione delle scorte per la Svizzera: offrire un margine di sicurezza quando le normali catene di consegna sono sotto pressione. Le riserve non risolvono né la magra del Reno né i ritardi ferroviari, ma danno spazio di manovra affinché un problema di trasporto non si traduca immediatamente in interruzioni per i consumatori.

Allerta gialla, nessuna limitazione dei consumi

La Confederazione valuta la situazione attraverso quattro livelli di allerta. Per il diesel e prodotti analoghi è attualmente in vigore il livello giallo, che indica un pericolo moderato. Un peggioramento si rifletterebbe nei livelli superiori, arancione e rosso. La valutazione attuale va dunque presa sul serio, ma resta al di sotto di una situazione di pericolo marcato.

Se le difficoltà diventassero davvero critiche, la Confederazione potrebbe dapprima invitare a risparmiare. Un passo ulteriore sarebbe l’introduzione di limitazioni dei consumi. Al momento, sottolinea Pfister, queste misure non sono previste. Non vi sono segnali d’allarme che facciano presumere un’evoluzione realmente critica.

Non è invece escluso che si manifestino difficoltà di approvvigionamento anche per altri prodotti petroliferi e che occorra liberare ulteriori scorte obbligatorie. Una decisione del genere risponderebbe anzitutto alla specifica lacuna nei rifornimenti: non significherebbe automaticamente che siano imminenti restrizioni generalizzate.

Più sicurezza non significa prezzi inferiori

Chi fa il pieno di diesel o ordina olio da riscaldamento non deve aspettarsi un calo diretto dei prezzi grazie alla liberazione delle riserve. Le scorte obbligatorie servono a garantire l’approvvigionamento, non a ridurre i costi. I prodotti prelevati da questi depositi vengono venduti a prezzi di mercato. Pfister non vede attualmente indicazioni di un prossimo ribasso del diesel o dell’olio da riscaldamento.

Per le prossime decisioni sarà determinante l’andamento delle consegne attraverso Reno, ferrovia e oleodotto. La Confederazione deve verificare se i rifornimenti correnti, insieme alle riserve liberate, siano sufficienti. La situazione resta tesa. Nella valutazione attuale, tuttavia, si tratta di superare difficoltà di trasporto, non di affrontare una penuria nazionale di carburante imminente.

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