26news – Schweiz · Suisse · Svizzera · Switzerland

Sperisen, il Tribunale federale conferma 14 anni per l’assassinio di sette detenuti

Respinto integralmente il ricorso dell’ex capo della polizia guatemalteca. Confermata la condanna ginevrina per complicità nell’assassinio di sette detenuti.

Redazione 26news4 min di lettura
Il Tribunale federale a Losanna, visto dal Parc de Mon-Repos nell’aprile 2019.
Il Tribunale federale a Losanna, visto dal Parc de Mon-Repos nell’aprile 2019.

Il Tribunale federale ha respinto integralmente il ricorso dell’ex capo della polizia guatemalteca Erwin Sperisen. Nella sentenza pubblicata giovedì 22 ottobre, i giudici di Losanna confermano la pena detentiva di 14 anni inflitta dalla giustizia ginevrina per complicità nell’assassinio di sette detenuti. Non ravvisano né una violazione della presunzione d’innocenza né un apprezzamento arbitrario delle prove. La condanna del cittadino con doppia nazionalità svizzera e guatemalteca regge così anche davanti alla massima istanza giudiziaria elvetica.

Al centro del procedimento vi sono le uccisioni avvenute nel carcere guatemalteco di Pavon. All’epoca Sperisen dirigeva la polizia nazionale civile del Paese. Stando agli accertamenti dei giudici ginevrini, era al corrente delle azioni di un commando inviato nella prigione, ne sosteneva il piano di cosiddetta pulizia sociale e aveva consentito di alterare le scene dei crimini. Le sette vittime erano detenuti influenti all’interno del penitenziario.

Il ruolo attribuito a Sperisen dai giudici ginevrini

La condanna ora confermata era stata pronunciata il 12 settembre 2024, al termine del quarto processo di una vicenda giudiziaria eccezionalmente lunga. La giustizia ginevrina aveva nuovamente riconosciuto Sperisen colpevole per il suo coinvolgimento nei fatti di Pavon. A risultare determinante non era stata soltanto la sua posizione al vertice della polizia, ma il contributo accertato alle azioni del commando.

La qualificazione giuridica di complicità è un elemento essenziale della sentenza: Sperisen non è stato condannato quale autore materiale delle sette uccisioni. I giudici ginevrini hanno però ritenuto provato che conoscesse le azioni del commando e ne condividesse il piano. A ciò si aggiungeva il suo ruolo nell’alterazione delle scene dei crimini. È su questi accertamenti che si fondava il verdetto di colpevolezza.

Davanti al Tribunale federale, Sperisen ha contestato la condanna. Il suo ricorso è stato respinto in ogni punto. La Corte ha scartato in particolare le obiezioni relative alla presunzione d’innocenza e alla valutazione delle prove. Rimane quindi valida la conclusione dell’istanza ginevrina: sul piano penale, il coinvolgimento di Sperisen costituiva complicità nell’assassinio dei sette detenuti.

Perché è stato necessario un quarto processo

Il lungo percorso giudiziario si spiega anche con una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che aveva accertato una violazione del diritto a un tribunale imparziale. All’origine vi erano alcune dichiarazioni rese dalla presidente del tribunale ginevrino tra due procedimenti d’appello. La magistrata si era espressa nell’esercizio della sua ulteriore funzione di giudice della carcerazione.

La decisione di Strasburgo aveva reso necessario un nuovo processo. Riguardava l’imparzialità del tribunale e, dunque, una condizione fondamentale per garantire un procedimento penale equo. Stabilire se un tribunale giudichi senza pregiudizi è una questione giuridicamente distinta dall’accertare se una persona accusata abbia commesso i fatti che le vengono contestati. Un vizio procedurale di questo genere non comporta quindi automaticamente un’assoluzione.

Sperisen, il Tribunale federale conferma 14 anni per l’assassinio di sette detenuti
Sperisen, il Tribunale federale conferma 14 anni per l’assassinio di sette detenuti

Nel settembre 2024, la giustizia ginevrina ha pertanto dovuto riesaminare il caso, giungendo ancora una volta a una condanna. Con la decisione appena pubblicata, il Tribunale federale respinge anche le contestazioni sollevate contro quel verdetto. Il precedente esito favorevole a Sperisen a Strasburgo e il ricorso ora respinto a Losanna riguardano dunque questioni diverse, pur inserendosi nella medesima vicenda giudiziaria.

La durata del procedimento incide sulla pena

La pena detentiva di 14 anni confermata dal Tribunale federale tiene conto della lunga durata del procedimento. Nella sua determinazione non entra quindi soltanto il comportamento penalmente accertato, ma anche il tempo trascorso fino al giudizio. In una vicenda segnata da più processi, questo aspetto assume un peso particolare nella valutazione della sanzione.

Il Tribunale federale rileva tuttavia che la durata è riconducibile anche all’intensa attività processuale della difesa. Non attribuisce quindi esclusivamente alla giustizia il protrarsi del procedimento. Al tempo stesso, la considerazione della sua lunghezza resta parte integrante della pena che i giudici federali hanno ora confermato, senza modificarla.

Per comprendere la portata giuridica della decisione occorre distinguere il verdetto di colpevolezza dalla misura della pena. Il fatto di tenere conto della lunga durata del procedimento non cambia la condanna di Sperisen per complicità nell’assassinio. Il Tribunale federale non ha annullato il riconoscimento della sua responsabilità penale e non ha modificato la pena detentiva stabilita dalla giustizia ginevrina.

Una vicenda che riguarda direttamente la Svizzera

Le uccisioni sono avvenute in Guatemala, ma il caso occupa da anni la giustizia svizzera. Sperisen possiede entrambe le cittadinanze, svizzera e guatemalteca; la condanna è stata pronunciata a Ginevra e il suo riesame è ora passato dal Tribunale federale. Per la Svizzera si tratta dunque di un procedimento condotto sul proprio territorio per crimini gravissimi commessi all’estero, nel rispetto delle garanzie dello Stato di diritto.

Il susseguirsi dei processi mostra quanto l’accertamento della responsabilità penale sia legato alla tutela dei diritti procedurali. Anche di fronte ad accuse di questa gravità, a decidere deve essere un tribunale imparziale. D’altra parte, un errore procedurale accertato non fa cadere da solo le accuse: queste devono essere esaminate nell’ambito di un procedimento corretto, che rispetti le garanzie previste.

Con il rigetto integrale del ricorso si conclude il riesame della sentenza ginevrina da parte del Tribunale federale. Restano confermati i due elementi centrali del verdetto: la colpevolezza di Sperisen per complicità nell’assassinio di sette detenuti e la pena detentiva di 14 anni.

Potrebbe interessarti